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Una Salernitana accesa solo nel finale, confusionaria tatticamente, perde lo scontro salvezza con il Verona

Dia prova a recitare nel vuoto. La fase difensiva, con la riproposizione della difesa a tre, ritorna a mostrare più di una crepa. Centrocampo troppo passivo e povero d'idee.

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SEPE 6: Dopo quindici minuti caratterizzati da una fase di studio, vede arrivare gli avversari da tutte le parti; fortuna vuole che sono scarsamente precisi. Sul gol di Ngonge può fare ben poco. Secondo tempo che non gli procura grossi grattacapi, dovendosi accartocciare solo su un pallone calciato debolmente da Duda.

BRONN 5,5: parte bene, stacca con vigore di testa, mostra anche buoni fondamentali tecnici in fase di uscita, prima di farsi sorprendere dalla giocata di Gaich che paga con un fallo d’ammonizione. Decisivo pochi minuti più tardi quando stoppa con il piedone il tiro a colpo sicuro di Duda. Continua ad alternare cose positive ad altre negative, come la libertà concessa a Lazovic sulla profondità e il tiro a Gaich sugli sviluppi di un corner. Copertura ballerina anche sulla palla filtrante che permette a Lazovic di filare via e servire l’assist tramutato in rete da Ngonge. Si riscatta nel finale di tempo deviando un altro tiro veneto diretto verso la porta di Sepe. Incertezze che diventano meno frequenti nella ripresa, perché il Verona bada soprattutto a difendere il prezioso vantaggio.

TROOST-EKONG 5,5: soffre la fisicità di Gaich, che è anche molto mobile, non irreprensibile il presidio dei propri sedici metri; si vede soprattutto quando arranca e commette falli tattici. Impreciso e approssimativo anche in fase di impostazione. Nell’ultimo terzo di gara mostra maggiore tempestività e pulizia nelle chiusure difensive, prima di essere sostituito per infortunio. 83 GYOMBER S.V.

PIROLA 6: Ngonge offre pochi punti di riferimento, c’è da soffrire e lui entra in partita deviando in corner un tiro insidioso della punta veneta. Poi mantiene la posizione e dalle sue parti il Verona crea poco, maramaldeggiando spesso sul versante opposto. Nell’azione del gol esegue una necessaria diagonale difensiva, ma Bradaric lo segue e lascia libero Ngonge che realizza la rete decisiva. Resta il più concentrato ed attento del reparto difensivo, quando frena in maniera pulita l’incursione di Doig e mai disdegna le maniere cattive sugli attaccanti rivali. 80 VALENCIA S.V.

CANDREVA 5,5: si propone subito a destra per un cross insidioso, a sorpresa è lui ad attaccare Doig nelle prime fasi della gara. La sua esperienza lo porta a muoversi senza palla anche sulla corsia sinistra, ma la fase difensiva continua ad interpretarla con alterne fortune, come testimonia il corridoio che lascia agli scaligeri nell’azione che porta in vantaggio il Verona. Dopo il vantaggio veneto fa più fatica in entrambe le fasi rispetto all’inizio di match. Sostituito ad inizio ripresa. 56 COULIBALY 6: regala vigore e fisicità alla zona nevralgica del campo, porta palloni in avanti, ma le sue giocate non riescono mai ad essere completamente prive di macchinosità e soluzioni scontate.

CRNIGOJ 5: vaga per il campo senza sapere bene cosa fare, cerca di muoversi e giocare semplice, ma non incide con Coppola assai aggressivo su di lui; anche in fase difensiva non sembra offrire un grande supporto sul centro destra. Esce dopo dieci minuti del secondo tempo. 56 PIATEK 5: la solita generosità nella difesa del pallone e nel tentativo di far salire la squadra e di dialogare con i compagni di reparto, ma l’occasione sciupata nel finale è troppo ghiotta e non può essere sbagliata.

NICOLUSSI CAVIGLIA 5: inizialmente solito lavoro aggressivo in fase d’interdizione, chiude con tempismo su Lazovic prossimo ad entrare in area granata. Poi, il dirimpettaio Duda sale in cattedra con la sua aggressività e la capacità di attaccare gli spazi e la porta con la palla al piede; il giovanotto granata non riesce a far girare la squadra e, poco supportato dai compagni, fa fatica ad essere acceso anche in fase d’interdizione. Volenteroso ma caotico all’inizio del secondo tempo. 60 SAMBIA 6: prova a dare la scossa, parte in sovrapposizione quando la squadra cerca di distendersi in avanti, calcia dalla distanza una punizione velenosa che crea non pochi problemi a Montipò.

VILHENA 5,5: agisce da trequartista, deve supportare l’attacco e intralciare le geometrie di Tameze; in nessuno dei due compiti palesa affidabilità nel primo tempo. Nella ripresa prova a dare meno riferimenti alla difesa avversaria ma il suo incedere è a bassa intensità. A pochi minuti dalla fine, però, regala uno splendido pallone nello spazio a Piatek, che fallisce un’opportunità incredibile. Troppo poco per meritare la sufficienza.

BRADARIC 5,5: inizio di gara propositivo ma privo di giocate rilevanti in fase di cross e di rifinitura, nell’azione del vantaggio scaligero esegue una diagonale che non dovrebbe fare, lasciando libero Ngonge di realizzare il gol decisivo sul secondo palo. Nella ripresa prova a scavallare ma continua a mostrare scarsa qualità nell’ultimo passaggio; bravo in fase difensiva ad effettuare una diagonale tempestiva che nega la seconda rete al Verona.

BONAZZOLI 5: inizio ispirato, arretra tra le linee, cuce il gioco ed opera un paio di interessanti cambi di gioco a sinistra. Poi il Verona diventa tambureggiante e lui fa fatica sia a rendersi incisivo, sia a mantenere palla per far respirare la squadra. Nella ripresa sparisce dal campo ed anche nel finale il suo contributo al generoso assalto della squadra è davvero irrisorio.

DIA 6,5: poco supportato dal gioco di squadra, prova a venire tra le linee, a trovare il fraseggio con i compagni e lo spunto personale, ma fatica ad avere la meglio sugli avversari. Ci riesce negli ultimi minuti della prima frazione di gioco, quando con un’azione dirompente penetra in area gialloblu, calcia ma il pallone termina di poco sul fondo. Persistono nella ripresa le difficoltà a creare gioco da parte della squadra, non resta che affidarsi a qualche suo guizzo, come quello che porta in dote la punizione di Sambia che impegna Montipò e, nel finale, con la giocata fulminea a ridosso dell’area veneta, con il tiro a giro che termina di poco sul fondo.

ALL.NICOLA 5: ritorna al 3 4 1 2, toglie inspiegabilmente dalla porta Ochoa, produce con i suoi un avvio frizzantino, prima di andare in costante affanno sulle verticalizzazioni veronesi negli spazi generosamente concessi dalla fase difensiva granata. Il cambio di interpreti e modulo modifica solo parzialmente la dinamica del match, con la squadra più impetuosa e generosa ma sempre in grande difficoltà a produrre una fase offensiva costante e qualitativa. Solo nel finale i suoi uomini cercano, con colpevole ritardo, di attaccare con maggiore intensità e cattiveria, ma le due opportunità capitate sui piedi di Dia e Piatek non lo premiano.