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S’ intravede il sole dell’avvenire granata. Sia per tutti uno stimolo e non un limite

Il gruppo, guidato da Sousa con carismatica e dialogante fermezza, comincia a intravedere i copiosi frutti del suo lavoro. I calciatori stanno acquisendo autostima, entusiasmo e i tardivi apprezzamenti sui loro significativi mezzi tecnici. Se tutto ciò sarà accompagnato da umiltà e realismo, l'immediato futuro granata non tarderà ad entrare in una prospettiva di sana e legittima ambizione.

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Rispondere rabbiosamente all’improvviso timore di veder ridotto il vantaggio sulla zona pericolosa a sole quattro lunghezze.

Trascorrere una settimana intera avendo nella mente un unico obiettivo: annunciare al campionato che la Salernitana è una squadra che vive di luce propria.

Tramutando il proposito, davanti alla propria gente, in una gara ricca di organizzazione tattica, impeto temperamentale ed estro collettivo.

Un match intriso di concentrazione e abilità tecnica, capace di diffondere uno messaggio inequivocabile alla concorrenza, intenta ad assegnare un posto al tavolo della tribolazione.

Realizzare tutto questo all’interno del proprio fortino, nel primo vero pomeriggio primaverile di quest’anno, è apparso anche un seducente indizio sul futuro ambizioso dell’Ippocampo.

A farne le Spese un Sassuolo interessato ad esprimere la cifra estetica del suo calcio, ma assolutamente inadeguato a contenere l‘inesauribile appetito dell’universo granata.

La truppa di Paulo Sousa cresce senza soluzione di continuità, consolida la sua area comfort e potrà preparare serenamente l’affascinante sfida ai cugini partenopei.

Supportata dalla consapevolezza di possedere la tranquillità mentale e le qualità calcistiche per stupire anche in casa degli ormai futuri campioni d’Italia.

Sette giorni, quelli che separano dalla contesa in un gremito stadio ‘Maradona’, da vivere con umiltà, passione e sana euforia. Conservando inalterate, però, l’ambizione e la determinazione di alzare ulteriormente l’asticella in ottica futura.

Solida, spumeggiante e coesa è apparsa la compagine che ha ammansito Frattesi e compagni, i quali non hanno avuto neppure il tempo di sottrarsi alla letale morsa incontrata sul prato dell’Arechi.

Mister Sousa dispone i suoi uomini con il consueto 3 4 2 1, ma le grosse novità sono rappresentate dall’impiego di Lovato in difesa e Botheim in attacco.

Con il norvegese collocato alle spalle di Dia e istruito su mansioni tattiche ben precise da eseguire. In primis, offrire pochi punti di riferimento alla retroguardia emiliana, uscendo dalla linea difensiva per liberare ai compagni spazi da aggredire.

Ma anche funzioni difensive atleticamente impegnative, con il biondo scandinavo ad arretrare sulla linea mediana in fase di non possesso. Lavoro che, insieme a quello di Candreva, ha garantito alla squadra di disporsi con un robusto 5 3 1-1/5 4 1 quando è stato il Sassuolo a condurre le danze.

Strategia del trainer portoghese ancora una volta lungimirante. Perché ha consentito al collettivo di guadagnare densità difensiva e assicurare costante supporto a Lovato, impegnato nel difficile compito di neutralizzare l’insidioso Laurienté.

Con Kastanos, sempre più disciplinato e vivido sulla corsia destra, e i tempestivi movimenti a scalare di Vilhena e Cuolibaly verso la stessa fetta di campo, l’ex cagliaritano è andato solo raramente in sofferenza.

Il tutto impreziosito dall’assatanata reattività di Gyomber e dal tempismo esibito da Pirola e Bradaric negli interventi tesi ad anticipare l’avversario.

Il Sassuolo, che produce da sempre un calcio offensivo variegato, si è reso minaccioso nei primi quarantacinque minuti solo grazie a un tiro di Frattesi, ottimamente respinto in corner da Ochoa.

Anche la fase offensiva cresce a vista d’occhio, con la squadra che cerca di giocare sempre la palla, non lasciandosi mai impressionare dal pressing esercitato dagli avversari.

I centrocampisti centrali, Vilhena e Coulibaly, dettano il passaggio anche quando sono aggrediti, ricevono il pallone, lo smistano e vanno persino ad attaccare lo spazio in avanti.

Più in generale, il portatore di palla granata, grazie al movimento dei compagni, ha più opzioni di passaggio e non entra in confusione e in affanno.

Perché attaccanti e trequartisti non sono mai statici, sanno giocare tra le linee avversarie e affondare sulle corsie esterne (Candreva e Botheim).

Allo stesso modo, quando le fasi della gara lo consentono, i difensori centrali si sganciano dalla linea difensiva e partecipano alla manovra.

Infine, uno dei due mediani centrali, dopo aver scaricato il pallone si proietta in avanti ed offre egli stesso un’alternativa di passaggio in più al compagno che imposta.

Quest’ultimo, sfruttando i movimenti senza palla dei colleghi, che costringono gli avversari ad arretrare, gode di maggiore agibilità e tempo per elaborare la giocata successiva.

Certo, per eludere il pressing avversario occorrono anche fisicità e piedi buoni, non solo idee propositive.

Ma questo non può essere un problema per la Salernitana, che dispone di ottimi palleggiatori, accompagnati anche da vigore atletico e dinamismo.

Kastanos, Bradaric, Vilhena, Coulibaly, Candreva, Bohinen, Dia, rappresentano interpreti che hanno un rapporto confidenziale e proficuo con la sfera di cuoio.

Il desiderio di mettere immediatamente in discesa il match, la capacità di inaridire le qualità offensive del Sassuolo, uniti all’abbondanza di concetti propositivi e alla cattiveria agonistica palesata anche sulle palle inattive, hanno regalato il doppio vantaggio (Pirola e Dia) ai padroni di casa dopo appena venti minuti.

Nel secondo tempo, Dionisi ha provato a mescolare le carte inserendo Pinamonti al posto di Frattesi. Passaggio al 4 2 3 1 e qualche problema di assestamento per una Salernitana interessata, inconsciamente, più a gestire il risultato che ad offendere.

Il gioco tra le linee di Bajrami, il suo movimento a creare superiorità numerica sulla fascia sinistra affiancandosi a Laurienté, hanno causato qualche piccola apprensione alla difesa granata.

Ma la squadra ha immediatamente recepito il campanello d’allarme, serrando le fila in fase passiva e riprendendo ad approfittare delle fragilità difensive degli emiliani.

Fino a realizzare con caparbietà la terza rete di giornata ad opera di un Coulibaly maestoso in entrambe le fasi di gioco.

Il match è terminato al minuto sessantacinque, con la Salernitana che ha custodito il successo con tre cambi conservativi. Mentre il Sassuolo, pur effettuando altre sostituzioni, desideroso ormai di rientrare negli spogliatoi, non è andato oltre qualche innocua pintura di spillo.

Sousa ha ormai imposto la qualità dei suoi concetti. La squadra lo segue, si diverte, esprime autostima, entusiasmo e fiducia.

Così si costruiscono gruppo e mentalità vincenti. Seguendo queste coordinate, irrobustite da dosi massicce di umiltà e realismo, inizia a intravedersi lo scenario ambizioso coltivato dalla proprietà. Lo stesso che, da sempre, alberga nei sogni dei seguaci dell’Ippocampo.