Home Editoriale La meta è a un passo, la pignoleria può anche riposare.

La meta è a un passo, la pignoleria può anche riposare.

La gara di Napoli, dispendiosa sotto tutti i punti di vista, ha lasciato qualche scoria nella mente e nei muscoli dei calciatori granata. Essi, però, hanno saputo compattarsi e, pur essendo intensi e ordinati in maniera discontinua, sono riusciti a far valere qualità tecniche e spirito di gruppo. Contro un'avversaria distratta ma sempre temibile.

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La gara contro la Fiorentina si presentava insidiosa per due motivi: la forza tecnica dei ragazzi di Italiano e i dubbi sulla tenuta psicofisica granata.

Preoccupazioni legittime dopo il dispendioso match affrontato appena tre giorni prima in casa della capolista Napoli.

Una partita durata molto di più dei canonici cento minuti vissuti sul terreno di gioco. Sia per quanto concerne la rabbia faticosamente repressa, alla vigilia, al cospetto delle cervellotiche decisioni sulla collocazione temporale della contesa.

Sia relativamente ai legittimi festeggiamenti postumi e alla massa oceanica di polemiche scatenatesi nelle quarantotto ore successive.

Mantenere alto il livello di concentrazione e la giusta carica temperamentale non è stata impresa facile per Paulo Sousa e il suo staff.

Con il trainer portoghese costretto a disertare il rettangolo verde a causa del turno di squalifica comminatogli dopo l’espulsione rimediata allo stadio ‘Maradona’.

Tre partite in poco più di una settimana, quando il torneo è ormai arrivato nella sua fase cruciale, non sono facilmente gestibili.

Anche per calciatori che, pur essendo professionisti remunerati profumatamente, restano degli uomini in carne ed ossa.

Pertanto, come era prevedibile, la squadra si è espressa in maniera discontinua, non sempre è riuscita ad essere lucida e intensa. Alternando giocate di gran pregio a fasi di stanca finalizzate a controllare i tre vantaggi maturati nell’arco dell’intera partita.

Muovere la classifica contro i competitivi gigliati, comunque, non appariva risultato troppo indigesto nelle ipotetiche tabelle di marcia stilate dalla tifoseria.

Anche perché le gare delle dirette concorrenti (Lecce, Spezia e Verona) si presentavano decisamente proibitive.

Ed il manto erboso, al termine della trentatreesima giornata, in attesa degli ultimi due posticipi di questa sera, consegna a Dia e compagni un vantaggio incrementato di un’altra lunghezza.

Salentini, liguri e scaligeri sono stati superati da Juventus, Atalanta d Inter. Le lunghezze di distanza dalle due terz’ultime (Spezia e Verona) sono diventate otto, con soli cinque turni ancora da disputare.

Potrebbero addirittura già bastare i 35 punti racimolati dai granata. Però, per evitare sorprese sgradite, la squadra lavorerà per consolidare ulteriormente il suo proposito di giungere al traguardo in assoluta tranquillità.

A partire dal match di lunedì prossimo in casa dell‘Empoli. I toscani, pur continuando ad esprimere un calcio gradevole, stanno faticando non poco ad irrobustire la loro classifica.

Sousa concede un turno di riposo a Daniliuc, Vilhena e Kastanos. Al loro posto vengono schierati Lovato, Maggiore e Botheim.

Salernitana disposta con un 3 4 2 1 a geometrie variabili, con Maggiore che in fase di non possesso si abbassa sulla linea mediana e permette al tecnico lusitano di schierare i suoi con il 3 5 2.

Italiano si affida ad un assetto a trazione decisamente offensiva. Un 4 2 3 1 ‘spinto’, con l’estroso Castrovilli nel binomio mediano e tre fantasisti (Ikoné, Barak e Gonzales) alle spalle della punta centrale Cabral.

Fiorentina immediatamente in pressione e con la linea difensiva molto alta. La Salernitana se lo aspetta, inizia la sua partita sorprendendo i rivali con l’aggressione degli spazi (Bohinen, Bradaric e Dia).

Il livello di concentrazione degli ospiti non è irreprensibile. Il forte attaccante senegalese se ne accorge, detta la verticalizzazione, approfitta della dormita di un distratto Igor ed è freddo nel castigare Terracciano.

La gara inizia nel migliore dei modi, la sensazione è che i padroni di casa, pigiando il piede sull’acceleratore, potrebbero addirittura assestare il colpo del ko.

Quando la Salernitana è aggressiva con i suoi esterni (Mazzocchi e Bradaric), la Fiorentina fatica a spingere dalle retrovie con Dodò e Biraghi, le sue due ali aggiunte.

Evidente, inoltre, appare la possibilità di procurare danni negli spazi generosamente concessi dagli ospiti.

I granata sono in pieno controllo, al punto da immaginare erroneamente che bastino ordine difensivo e gestione al piccolo trotto per custodire il vantaggio a lungo.

Non è così, perché i calciatori viola diventano sempre pericolosi quando hanno la possibilità di manovrare il pallone senza eccessiva pressione.

La Salernitana si abbassa, si schiera ai trenta metri per proteggere la propria area di rigore, ma non ha fatto i conti con la qualità e la gamma di soluzioni offensive della compagine toscana.

In questo quadro tecnico-tattico s’inseriscono il giropalla ritrovato dei calciatori gigliati e la loro abilità nell’attaccare lo spazio. Come testimonia il filtrante di Ikonè che attiva Dodò sulla fascia destra. Il brasiliano elude Bohinen e riesce a crossare per la testa di Gonzales, che sovrasta un morbido Daniliuc e riporta in parità la partita.

Nella ripresa, Coulibaly e compagni scendono in campo decisi a riportarsi avanti nel punteggio. Mazzocchi e Bradaric non temono di assumersi la responsabilità di incidere nell’uno contro uno. Coulibaly, oltre a svolgere un ottimo lavoro di interdizione, prova a strappare con la palla attaccata al piede, mentre il dinamismo qualitativo e imprevedibile di Dia non lascia tranquilli Biraghi e compagni.

I granata, pur stando attenti a non smarrire gli equilibri difensivi, sono più intensi, mobili e manovrieri. Dia ripulisce l’ennesimo pallone nella zona nevralgica, attiva Botheim ed attacca lo spazio. Il norvegese lo premia con un lancio al bacio: per Boulaye è operazione semplice beffare l’immobile Igor, fuggire con la palla al piede e castigare nuovamente Terracciano.

A questo punto, Sousa lancia nella mischia Vilhena e Kastanos, in luogo di Maggiore e Bohinen. Probabilmente, l’ex tecnico viola pensa di poter controllare la parte finale della gara affidandosi a due calciatori che meglio hanno interpretato la sua rivoluzione tattica nelle ultime settimane.

La partita non esprime una sua linearità strategica e nessuna delle due squadre diventa dominante. Però arrivano altri tre gol, tutti figli di abilità tecniche estemporanee e di errori difensivi, non il prodotto della supremazia espressa a fasi alterne dalle due formazioni.

Ikonè, Bonaventura e Biraghi approfittano di qualche spazio di troppo concesso dalla retroguardia della Salernitana e confezionano due reti. La Fiorentina, invece, mantiene inalterati i suoi pessimi standard difensivi di giornata e regala un’autostrada a Mazzocchi, che scatta e guadagna il penalty trasformato da Dia, autore di una tripletta.

Il triplice fischio arbitrale assume il sapore agrodolce di un piccolo rimpianto che, realisticamente, lascia subito spazio alla soddisfazione generata dall’analisi complessiva del turno di campionato.

Hanno perso tutte, i granata collezionano il quattordicesimo punto delle ultime dieci giornate e avvistano la meta finale. Per una volta, la pignoleria può essere accantonata. Per lasciare la scena alla gratitudine nei confronti di un gruppo che sta scrivendo pagine importanti.