Home Editoriale “Nella Storia senza gloria”, 3/a puntata – Salernitana 1956/1957

“Nella Storia senza gloria”, 3/a puntata – Salernitana 1956/1957

Il racconto delle "Salernitane" che sfiorarono il successo ma che sono rimaste nel cuore dei tifosi granata

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Una retrocessione lascia sempre strascichi e scorie difficili da smaltire. Accade oggi come accadeva quasi sessanta anni fa. Nel 1956, la Salernitana ritornava in Serie C dopo 13 anni vissuti per la maggior parte in B e con una puntata in Serie A nel 1947/1948. E lo sprofondo nella terza divisione del calcio italiano non fu solo sinonimo di insuccesso sportivo ma stava diventando l’innesco anche per il baratro economico.

A garantire la continuità calcistica ci pensò Carmine De Martino, onorevole salernitano e patron della SAIM (Società Agricola Industriale del Mezzogiorno) che non solo rilevò una Salernitana già in liquidazione ma approntò una compagine con l’obiettivo dell’immediato ritorno in Serie B. Una compagine che poteva contare sul ritorno in granata dei salernitani doc Aldo De Fazio e Rinaldo Settembrino.

Il primo voleva concludere la carriera nella sua città dopo l’esperienza di quattro anni alla Lazio, il secondo tornava a giocare dopo una squalifica di un anno per aver confessato nel 1955 di aver ricevuto 150000 lire per far perdere la sua Pro Patria all’ultima di campionato 1952/1953 contro l’Udinese (con i friulani che passarono in poche settimane dal 2/o posto sul campo nella stagione 1954/1955 alla retrocessione in Serie B). Le chiavi dell’attacco vennero affidate al sempiterno Lidio Massagrande.

Come tecnico, De Martino scelse un “neofita”: Paolo Todeschini. Da calciatore attaccante un passato tra molta B (con 9 reti contribuì alla promozione in A del Napoli nella stagione 1949/1950) e poca A. Poi, una stagione da allenatore/calciatore con il Mantova in IV Serie nel 1954/1955 e la prima esperienza da allenatore in B con il Modena l’anno dopo. Un’esperienza che durò appena 8 partite poiché 2 sole vittorie (compreso un successo per 0-3 a Salerno), 2 pareggi e 4 sconfitte furono considerate un bottino troppo scarso dalla dirigenza dei canarini, che lo esonerò preferendogli Giuliano Grandi.

Per Todeschini, quindi, prima esperienza in C, in un campionato che prevedeva un girone unico e che portava in cadetteria solo le prime 2 classificate. Nonostante l’incognita dovuta alla novità, la Salernitana di Todeschini volò nel girone di andata assieme al Prato. Granata e toscani si laurearono campioni d’inverno con 25 punti, davanti alla Reggiana con 20 e Lecco e Cremonese con 19. Da segnalare la sconfitta di Catanzaro per 1-0, con gol del salernitano D’Avino, cognato di Aldo De Fazio (e per questa rete i due non si parlarono per anni).

Un bottino di 5 punti di vantaggio tutt’altro che scarno, ricordando che la vittoria all’epoca valeva 2 punti. Eppure, nel mese di marzo la Salernitana si arenò clamorosamente. In cinque partite, i granata collezionarono appena un punticino in casa con il Pavia. Un ruolino di marcia scioccante che favorì la fuga del Prato e, soprattutto, il rientro del Lecco in zona promozione. Un ruolino “propiziato” anche da un Todeschini troppo spesso in permesso per stare a Milano accanto alla moglie (della quale era gelosissimo) e con il gruppo granata che veniva allenato da De Fazio.

De Martino corse ai ripari (con il senno del “poi”, tardivamente), esonerò Todeschini e affidò la guida tecnica a Enrico Carpitelli, alla sua seconda esperienza a Salerno dopo quella in B tra il 1953 e il 1955. L’esperto allenatore livornese ottenne 12 punti nelle ultime sette partite (battendo anche la capolista Prato in Toscana per 1-0) ma i buoi erano già abbondantemente scappati dalla stalla. Alla fine del torneo, la classifica recitava: Prato 48, Lecco 45, Salernitana 44. Toscani e lombardi in B, granata condannati alla permanenza in C. Una delusione che portò anche Carmine De Martino a lasciare. Al suo posto arrivò Giuseppe Tortorella.