Home News “Nella Storia senza gloria”, 4/a puntata – Salernitana 1970-1971

“Nella Storia senza gloria”, 4/a puntata – Salernitana 1970-1971

Il racconto delle "Salernitane" che sfiorarono il successo ma che sono rimaste nel cuore dei tifosi granata

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Si dice spesso che nel calcio le “minestre riscaldate” non funzionano. Lo si dice nel 2023, lo si diceva anche nel 1970. Ma evidentemente l’avvocato Giuseppe Tedesco, Commissario Straordinario della Salernitana, non era d’accordo con questa massima. Tant’è vero che per la panchina granata richiamò Tom Rosati, l’allenatore della promozione in B del 1966 con la malcelata speranza di ottenere il bis.

E Tedesco a Rosati regalò tre colpi importanti in sede di calciomercato: il centrocampista Fausto Daolio e l’ala Mauro Pantani entrambi dal Lecco e il centravanti Roberto Rigotto dal Genoa. Colpi che, uniti all’ossatura dei Valsecchi, dei Bianchini, dei Franco Rosati, degli Olivieri e dei Pigozzi, costituirono una rosa davvero interessante. Una rosa capace di conquistare 27 punti nel girone d’andata, frutto di 11 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte.

Un bottino ragguardevole che valeva il primato in classifica al giro di boa, con il Sorrento di Achille Lauro secondo classificato a 26. “O’Comandante” aveva rilevato il sodalizio costiero nel 1969 dopo la fine della sua avventura alla guida del Napoli, l’aveva subito portato in C e ora provava il colpo grosso della cadetteria con Giancarlo Vitali allenatore e un giovanissimo Peppe Bruscolotti tra le proprie fila.

Girone di ritorno. Il testa a testa Sorrento-Salernitana proseguiva. Nelle prime 11 giornate, i costieri portarono a casa 16 punti mentre la Salernitana 14 (anche a causa di qualche sconfitta esterna di troppo). Alla vigilia dello scontro diretto dello stadio “Italia” del 2 maggio 1971 la classifica recitava: Sorrento 42, Salernitana 41. Purtroppo per i granata, una rete di Sportiello al 4′ consentì ai rossoneri di imporsi 1-0 e di indirizzare la volata per la B a sei turni dal termine del campionato.

Discorso chiuso? Quasi perché uno spiraglio si riaccese alla quintultima giornata, il 16 maggio. Il Sorrento cadde 3-2 a Martina Franca mentre i gol di Gambaro e Bianchini consentirono alla Salernitana di espugnare Messina per 2-0. La classifica vedeva quindi il Sorrento in testa a 46, ma la Salernitana tornare sotto a 45. L’illusione durò due settimane. Il 30 maggio, terzultima di campionato, il Sorrento regolò in casa la Pro Vasto per 2-0 mentre la Salernitana cadeva inopinatamente 2-1 a Barletta contro i pugliesi in lotta salvezza.

I costieri si portarono così a +3 sui granata a 180 minuti dalla conclusione. E il 6 giugno, la Salernitana gettò a mare le speranze residue pareggiando 1-1 in casa col Martina, col Sorrento che volava in B grazie allo 0-0 di Chieti. Un pareggio interno che rappresentò l’ennesima occasione sciupata da parte della Salernitana e che diede il via alla tenace contestazione da parte del pubblico presente al “Vestuti” con i calciatori granata che passarono gran parte della domenica pomeriggio chiusi negli spogliatoi. L’impianto di Piazza Casalbore venne squalificato per la successiva ultima giornata di campionato, con i granata che giocarono e vinsero contro l’Enna (1-0, rete di Pantani) dell’ex Settembrino sul neutro di Pozzuoli.

La Salernitana, non riuscendoci sul campo, provò a ottenere la B con le carte bollate, evidenziando l’inadeguatezza dello stadio “Italia” (mezzo secolo dopo siamo punto e a capo, vedi vicenda Lecco) a ospitare la cadetteria. Il Comandante Lauro attuò la furbata, spostando la sede sociale del Sorrento a Napoli e ottenendo così l’autorizzazione a giocare al “S.Paolo“. La Salernitana rimase così in C. Peccato, l’avvocato Tedesco avrebbe meritato di portare i granata in B. Ma tant’è.