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Le potenzialità tecniche della squadra dominino le ansie presenti. Il graduale ritorno di Giulio Maggiore

La classifica procede a piccoli passi, ma il campo comincia a lanciare messaggi incoraggianti sulle reali potenzialità tecniche della squadra. Da restituire al loro antico bagliore anche Mazzocchi e Bohinen. Per chiudere il cerchio, basterà registrare la fase difensiva sulle palle inattive. I processi alla qualità complessiva dell'organico sono poco aderenti alla realtà espressa dal manto erboso.

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Pur stando attenti a non esasperare i toni, alla vigilia del match contro il Frosinone in pochi avrebbero espresso gradimento per un eventuale pareggio.

Troppo importante, contro una diretta concorrente, sferrare il primo colpo da tre punti della stagione. Per restituire colore alle gote di una classifica anemica e serenità ad un ambiente reso mogio da un inizio non esaltante.

Alla fine, il punto è arrivato davvero, ma il sapore che ha lasciato è stato più dolce che acre. Perché la contesa è stata intensa su entrambi i fronti. Con la buona sorte che si è divertita a baciare gli uni e gli altri nel corso delle altalenanti fasi della gara.

La vittoria di una delle due squadre non avrebbe fatto gridare allo scandalo. Il pari, invece, consente ai ciociari di aggiungere un altro pesante tassello al loro significativo avvio stagionale. Mentre ai ragazzi di Sousa, che hanno visto un piccolo baratro spalancarsi sotto i loro piedi sull’incornata di testa di Cheddira, serve a compiere un utile passetto in avanti.

Un lento incedere verso la luce, che prenderà il posto della semioscurità attuale. Perché la qualità e la personalità non latitano nel gruppo allenato dal trainer portoghese. Si tratta solo di tener duro in questa fase, riportare in seno al team granata il valore tecnico di Dia e Coulibaly ed eliminare qualche disattenzione difensiva di troppo.

La graduatoria è severa, ma ancora coerente con il percorso sofferto destinato ad una compagine impegnata nella lotta per la difesa della categoria.

Ben più corposo è il bagaglio di potenzialità tecniche emergenti. Così come appare evidente che alcuni calciatori, pur tra alti e bassi, comincino a diventare interpreti in grado di fornire il loro contributo alla causa.

Altri ancora, di cui abbiamo conosciuto nel recente passato spessore qualitativo e temperamentale, devono semplicemente ritrovare fiducia e autostima smarrite.

Pertanto, sommando tutti i dati disponibili, molto più saggio è porsi in una posizione di fiduciosa attesa. Francamente, alcuni disperati e posticci ululati alla luna ascoltati in questi giorni, si fa fatica a comprenderli.

Il dubbio che siano frutto più di scarsa onestà intellettuale che di manifesta incompetenza, è abbastanza pressante.

Quando in un organico, che ha come obiettivo primario lasciare tre squadre alle spalle, hai calciatori del calibro di Cabral, Martegani, Dia, Candreva ed altri ancora, parlare di fallimento del mercato e della gestione tecnica è un insulto all’intelligenza delle persone.

Al netto dell’imprevedibilità del gioco del calcio, che potrebbe anche strizzare l’occhiolino ai detrattori sospetti del momento.

I quattro ‘big’ citati in precedenza, rappresentano una sorta di prologo del romanzo che la Salernitana proverà a scrivere da qui al termine della stagione. Una storia sobria che abbia, però, il classico lieto fine. Nessuna saga epica, perché siamo ancora ai tempi della semina ed il raccolto copioso, quello sognato dalla tifoseria, è ancora lontano.

In precedenza abbiamo accennato al lento ma graduale ritrovarsi di alcuni calciatori alle dipendenze del mister lusitano. Non ancora gli intriganti profili ammirati qualche stagione fa, ma uomini e atleti che iniziano ad intravedere la fine del tunnel e la luce.

Uno di essi è sicuramente Giulio Maggiore. Le sue prestazioni, è vero, ancora non riescono ad eguagliare l’ordine tattico e l’efficacia tecnica registrati ai tempi dello Spezia. Ma è altrettanto verosimile che l’ex spezzino stia guadagnando metri nell’austera gerarchia meritocratica dell’ex regista di Juve e Inter. Lo sta facendo perché quella sorta di timida fragilità tecnica e caratteriale dei suoi primi tempi salernitani sta gradualmente lasciando spazio ad un crescente temperamento e a una maggiore intraprendenza tecnica.

E’ incoraggiante, adesso, vederlo in mezzo al campo non mollare di un centimetro, anche e soprattutto quando sbaglia un passaggio o perde il pallone. E sempre più interessanti sono i suoi inserimenti offensivi a supporto del reparto avanzato, seppur non ancora letali come quelli esibiti nei suoi trascorsi liguri. Tante le incursioni nei sedici metri frusinati ed anche la gioia del gol personale negata dal balzo felino di Turati.

Il venticinquenne centrocampista granata si è calato nella sua nuova dimensione, dopo aver probabilmente patito la separazione dalla città e dalla squadra in cui, già giovanissimo, indossava i galloni del leader. Maggiore vuole ritornare ad essere il centrocampista completo ammirato in passato e sta lavorando sodo per riuscirci. Il vigore e l’entusiasmo dei suoi venticinque anni, affiancati dagli insegnamenti di Sousa, saranno i suoi due principali alleati.

In questo circolo virtuoso di recupero tecnico e psicologico devono inserirsi in fretta anche Pako Mazzocchi ed Emil Bohinen. Lo devono ai loro notevoli mezzi calcistici e alla considerazione che sono riusciti a guadagnarsi sul campo nelle due precedenti stagioni.

Sono giovani, carismatici e qualitativamente attrezzati. Un semplice reset psicologico, supportato dalla fiducia in sé stessi e dalla necessaria dose di paziente serenità, favoriranno il ripristino di quegli ingranaggi tecnici e mentali che costituivano i loro principali punti di forza.

Detto delle potenzialità tecniche emergenti, di quelle in itinere e di quelle bisognose di una necessaria rispolverata, chiudiamo questo viaggio nel momento granata ponendo l’attenzione sulle costanti difficoltà difensive palesate sulle palle inattive e nel gioco aereo.

Cominciano ad essere tanti i gol subiti e le occasioni concesse agli avversari. Troppi per una difesa composta da tre centrali alti un metro e novanta centimetri circa. Difensori spesso implacabili nel corpo a corpo, nell’anticipo e nell’uno contro uno, ma anche ingenui e tremebondi quando sono impegnati a fronteggiare l’acrobatica prestanza altrui.

Una difficoltà che appare ancora più evidente quando il reparto difensivo viene messo sotto pressione dagli attacchi rivali. Sousa ed i suoi ragazzi dovranno curare con molta attenzione questo aspetto. Per evitare la nociva dissipazione di punti che ne deriva.