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La fucina di speranze del Sabatini bis. Un doveroso ringraziamento a Morgan De Sanctis

L'avvento di Walter Sabatini inaugura il terzo tentativo di svolta stagionale. Il tempo delle sterili parole è ormai esaurito, occorrono serietà professionale, prestazioni e punti. Morgan De Sanctis termina il suo mandato, ma lascia con la confortante consapevolezza di aver scritto pagine importanti della storia dell'Ippocampo.

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Parte il secondo mandato di Walter Sabatini. L’auspicio dell’intero universo granata è che il suo alacre laboratorio di idee e motivazioni possa produrre una nuova impresa calcistica.

A partire da questa sera, quando sul manto erboso dell’Arechi bisognerà provare a strappare qualche punto dalle fauci bramose del diavolo rossonero.

Non sarà affatto semplice, anche perché il termometro della stabilità emotiva collettiva, dominato da eccitazione che si alterna a scoramento, non mostra ancora la temperatura giusta.

Ma, ormai, bisogna saper fare di necessità virtù e convivere, fino al termine della stagione, con questa precarietà che è figlia di tanti padri.

Il tempo per analizzarla, però, non può essere questo. Altre incombenze attendono la proprietà, lo staff tecnico dirigenziale ed il gruppo squadra.

C’è una classifica da aggiustare in fretta, prima ancora di un mercato in cui sarà fondamentale reperire risorse economiche e intuizioni.

Perché mancano almeno due partite (Milan e Verona) da far tremare i polsi, prima di approdare alla fiera dei sogni e scovare profili calcistici che regalino nuova linfa al progetto tecnico-tattico.

Ed altre due ardue contese (Juventus e Napoli) accompagneranno il tentativo di trovare la quadra ad un organico dalle grosse potenzialità ma ancora inespresse.

Tanto lavoro, insomma, e poco spazio per lo sterile armamentario di parole epiche che fungano da sfondo a intenti bellicosi puntualmente disattesi.

Continuità mentale, ardore agonistico, solidità difensiva, coesione del gruppo, idee offensive, capacità di reggere le fasi delicate di un match. Tutto questo non dovrà essere solamente raccontato. L’affastellamento dei buoni propositi orali serve a riempire le pagine dei giornali. Per nobilitare i novanta minuti con contenuti significativi, invece, occorrono azioni concrete sul manto erboso e comportamenti sobri nel corso della routine settimanale.

Se non si riesce ad operare questo salto di qualità, meglio restare in silenzio e riconoscere dignitosamente la propria inadeguatezza.

Il nostromo Sabatini possiede il carisma e le intuizioni necessari per invertire la rotta, ma ha bisogno di marinai temprati, valenti e professionali per condurre la nave in acque sicure.

Intanto Morgan De Sanctis, dopo circa una stagione e mezza, chiude la sua esperienza alla guida dello staff tecnico granata. Giunto a Salerno accompagnato da entusiasmo, passione ed ambizione, ha dovuto spesso attraversare mari burrascosi.

La sua figura è stata frequentemente utilizzata, suo malgrado, per assorbire i veleni innescati da crisi calcistiche più o meno durature e ascrivibili al suo operato.

Ci sta, fa parte del gioco e non c’è da restar sorpresi più di tanto. Fortunatamente per lui, la storia viene tramandata attraverso gli eventi reali; le interpretazioni non possono impedire la sua archiviazione negli spazi che merita.

L’ex portiere di Roma, Juventus e Napoli, ha contribuito a scrivere la pagina più esaltante dei 104 anni di vita del cavalluccio.

I 42 punti ottenuti nello scorso campionato portano anche la sua firma, che resterà impressa negli annali calcistici a caratteri cubitali.

E di suo pugno è anche l’operazione Dia, il prolifico attaccante senegalese pescato in una sostanziale discontinuità di rendimento spagnola e giunto in fretta ai vertici del nostro calcio.

La Salernitana può contare su un corposo parco di giovani calciatori di proprietà. Tra alti e bassi, tutti stanno maturando esperienze nel calcio che conta. Molti di essi, al centro del mirino della critica in questa fase, non tarderanno nel tempo a riabilitarsi e, di riflesso, a valorizzare l’operato di chi li ha condotti a Salerno.

L’uscita di scena del giovane ds abruzzese, infine, è un inno alla dignità. In un mondo di mercenari, contrassegnato da colpi bassi, opportunismi e rancori mai sopiti, il buon Morgan ha resistito alla tentazione di usare il potere contrattuale che era nelle sue mani.

Non era affatto scontato, soprattutto in un contesto che non ha avuto remore a destinarlo frettolosamente al ruolo di capro espiatorio di questa tribolata stagione.