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Chi vuol essere lieto sia, anche a Monaco la Salernitana è una “malattia” che non va mai via

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Nonostante mesi e mesi della squadra granata sul fondo della classifica e il clima nebuloso degli ultimi tempi dovuto a vicissitudini ai vertici del club, l’amore dei tifosi non conosce limiti né confini. Lo sa bene il Presidente Iervolino che nell’ultima intervista rilasciata al Corriere dello Sport ha dichiarato “Non farò progetti senza l’amore dei tifosi”. Ma come in qualsiasi storia d’amore che si rispetti è necessario un “do ut des”: tifo, passione, cuore, sacrificio da parte dei tifosi e chiarezza sul da farsi da parte di Patron Iervolino. Lo scrivono su uno striscione all’esterno della tribuna dell’Arechi, lo pensano i club granata disseminati in tutto il mondo che, spesso, soffrono anche di più perché impossibilitati a sfogare rabbia e malcontento a tanti chilometri di distanza. Per la rubrica dei “tifosi granata fuori sede” abbiamo intervistato Michele Della Notte, Presidente del Club Granata Monaco di Baviera che ci ha raccontato, al netto delle sofferenze e delle delusioni di una stagione calcistica come questa, quanto sia emozionante rivedere persone conosciute grazie alla Salernitana in giro per il mondo sui campi da calcio.

Michele, ci racconta quando e come è nata l’idea di fondare un club della Salernitana a Monaco di Baviera?

L’idea è nata da un gruppo di amici accomunati dalla passione per i granata tra cui il sottoscritto, Massimiliano Iacenda e Giacomo Falzone all’interno di un Supermercato italiano (che poi è diventato la nostra sede) a Monaco tre anni fa. Abbiamo partecipato a diversi ritiri, quello di Rivisondoli per esempio o Jenbach; ma è tramite social che la famiglia è cresciuta e ha raggiunto la cifra di 30 iscritti.

Nonostante le oggettive difficoltà dovute a distanze e turni “scomodi”, ogni volta che potete andate in trasferta. Come vengono ripagati tutti questi sacrifici?

Mediamente riusciamo a essere presenti nelle trasferte del nord Italia circa 10, 12 volte a stagione e 5/ 6 volte in casa. Cerchiamo di essere sempre presenti a supportare la squadra con la nostra bandiera, quando si gioca in casa abbiamo un membro speciale del gruppo: la famiglia Magliano che, pur vivendo a Salerno, ha deciso di sposare la nostra causa e far parte attiva della Brigata. Quanto ai sacrifici, vengono ripagati dal calore degli amici tifosi che ci aspettano e con i quali passiamo ore piacevoli insieme al di là del risultato. Abbiamo un ottimo rapporto con Milano Granata e la Brigata Granata Svizzera.

La tifoseria granata è qualcosa di contagioso. Abbiamo conosciuto persone che, pur non avendo alcun legame con Salerno, sono diventati super tifosi. Come vi spiegate questa “fantastica malattia” e contate di riuscire a trasmetterla alle prossime generazioni?

Abbiamo già iniziato a trasmettere la passione per i granata ai nostri figli, coinvolgendo anche figli di salernitani di seconda generazione che spesso si aggregano a noi nel vedere le partite. Riscontriamo molta simpatia e siamo stati anche in curva con i tifosi dello Schalke04 creando un clima di piacevole condivisione. Grazie alla Salernitana abbiamo conosciuto tantissime persone girando l’Italia e scambiandoci ospitalità. Einmal Salernitana Immer Granata! Una volta Salernitana, sempre Granata!

La Salernitana sta giocando una stagione davvero rinunciataria e i tifosi non si esimono dal far sentire il loro dissenso: a Cagliari si sono voltati di spalle alla squadra. Che cosa pensate dell’atteggiamento di calciatori come Dia?

Noi non ci innamoriamo dei calciatori , ma solo della maglia e chi la suda avrà sempre il nostro rispetto e riconoscimento. Ormai nel calcio non esistono più le bandiere: a Cagliari hanno fatto benissimo, abbiamo condiviso tutto. Siamo molto delusi dal comportamento di Dia, ma una parte di responsabilità è da attribuire senza dubbio alla società. Candreva è l’unico che a 37 anni se la gioca fino all’ultimo secondo e dimostra davvero di tenere alla maglia.

Qual è l’episodio che ricorda con più emozione nel suo trascorso da tifoso della Salernitana?

C’è un momento impresso nella mia mente e risale a tanti anni fa: mi trovavo ad Ascoli e ricordo che ero molto nervoso perché ci giocavamo il passaggio in serie A e ancora non riuscivamo a chiudere la partita. Allora un tifoso più grande di me, guardando dritto negli occhi quel giovane tifoso allora ventenne quale ero, mi disse “Figlio mio, goditi questo momento! Io ho visto sempre campi di polvere e ho lottato con società che non riuscivano ad arrivare neanche a fine campionato, guardati questa serie B in prospettiva serie A e divertiti!”. Ecco, anche se a tutti i giovani tifosi vorrei augurare più serie A di quante ne ho viste io, dico di divertirsi sempre perché “è bell a tifà Salernitana”.