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Lazio e Salernitana, se Atene piange Sparta non ride

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Stefano Greco è un giornalista che ha dedicato parte della sua vita a raccontare le cose di casa Lazio. La sua testata on line “Millenovecento” è diventata un punto di riferimento di chi ha fatto della verità il proprio obiettivo. Stefano Greco è da sempre contro Lotito ed il suo modo di fare calcio e, si dice, abbia pagato anche professionalmente queste sue scelte. Io non l’ho mai conosciuto personalmente ma leggo spesso il suo blog e, grazie a lui, ho imparato a fare dei paralleli tra le realtà di Roma e Salerno e su come sia il modo di fare calcio in queste due città.

Lo scorso 6 ottobre, dopo la fine del calciomercato, ho letto il suo pezzo di commento dal titolo “VOI NON VOLETE CRESCERE!” (http://www.sslaziofans.it/contenuto.php?idContenuto=33790) nel quale il collega evidenzia tutti gli errori di mercato in casa Lazio senza disdegnare qualche frecciatina alla Salernitana ma non tanto alla squadra quanto ai movimenti di mercato paralleli tra le due società con giocatori sballottati da una parte e dall’altra come dei pacchi postali.

Scrive Greco: “Già, perché da anni oltre ad acquistare giocatori per la Salernitana (in modo da consentire a Lotito di fare il presidente senza cacciare un solo euro di tasca sua anche a Salerno…) la Lazio versa ogni anno un obolo di 3/4 milioni di euro alla “parte correlata US Salernitana” (contro il milione e mezzo che versava prima per presunti diritti sulla cartellonistica dello stadio) “per l’acquisto di diritti alle prestazioni sportive di calciatori”. Siamo partiti dai 3,5 milioni di euro versati per Sprocati, poi è stata la volta di Casasola preso alla stessa cifra e quest’estate è toccato ad Akpa Akpro. Quanto ci è costato lo sapremo solo leggendo il prossimo bilancio, ma lo abbiamo dovuto tesserare in fretta e in furia (prima di consegnare a Inzaghi Fares o Hoedt) perché altrimenti la Salernitana non poteva fare mercato. E a Salerno, oltre ad André Anderson, abbiamo spedito Lombardi, Gondo, Karo, Dziczek, Cicerelli, Guerrieri, Adamonis e quel Casasola pagato 3,5 milioni di euro due anni fa e che senza aver mai giocato un minuto con la Lazio è tornato gratis (come tutti gli altri elencati prima) a Salerno: 9 giocatori”.

Insomma, cose risapute qui a Salerno ma che in tanti si rifiutano di ascoltare così come il refrain dell’articolo 16 bis delle NOIF che, di fatto, impedisce alla Salernitana di disputare il campionato di serie A se il proprietario dovesse ancora essere Claudio Lotito. Il patron, in caso di promozione, avrebbe trenta giorni di tempo per passare la mano, ma vallo a spiegare agli esperti di regolamenti che imperversano nella nostra città.

In pratica, Lotito non se la passa benissimo nemmeno nella capitale. Lo scorso campionato, finito con la qualificazione in Champions, ha contribuito soltanto a calmare il malcontento dei tifosi che si sarebbero aspettati un mercato più scoppiettante per ben figurare a livello europeo. Intanto David Silva si è accasato alla Real Sociedad e Kumbulla alla Roma dopo mesi di inseguimento e sfumato solo perché Lotito ha pensato di valutare tra gli 8 ed i 10 milioni Andrè Anderson per poi spedirlo gratis qui a Salerno.

Diciamo che i parallelismi ci sono e sono tanti. Uno su tutti è la mancanza di progettualità dei due club. A Salerno ormai si vive alla giornata sperando che Castori riesca a friggere il pesce con l’acqua calda in un campionato dai valori ben definiti. Tolti Monza, Lecce, Brescia e Spal e, un gradino più giù, Chievo ed Empoli la Salernitana dovrebbe giocarsela con qualsiasi squadra. Ma, ovviamente il punto non è più questo ormai. Serve un progetto sportivo, una collocazione stabile nella parte alta della classifica, cosa che da cinque anni non accade soltanto per demerito della società e del suo management dal quale, tra le altre cose, non si è mai levato un grido di scuse.

A chiusura del suo pezzo Greco scrive: “Perché l’unico vero progetto è consentire a Lotito di fare il presidente di Lazio e Salernitana senza tirare fuori un solo euro, di assicurarsi a costo zero una bella vetrina nazionale. Questo è l’unico progetto da 16 anni a questa parte. Se poi arriva anche qualche Coppa Italia o Supercoppa, meglio, altrimenti si tira a campare e si scarica la responsabilità di un eventuale fallimento sull’allenatore, sull’ambiente e sui “fattori imponderabili”.

Parole che sembrano fotografare gli ultimi anni di gestione Lotito a Salerno, dai cambi di allenatore continui ai mercati fatti di giocatori poco funzionali alla causa o provenienti dalla casa madre o per valorizzarli o per smaltire la ampia rosa biancoceleste. E c’è chi dice che dovremmo anche ringraziarlo per tutto ciò.

Chiudo questa riflessione ancora con le parole di Greco: “Detto questo, comunque, da oggi FORZA LAZIO! Ma solo per quei ragazzi, per l’allenatore e soprattutto per quei colori che abbiamo sposato fin da bambini e che faranno parte per sempre della nostra vita. Della nostra, non di chi si è improvvisato laziale per convenienza e che non ha né l’ambizione di vincere né la voglia di crescere e di fare il bene della Lazio”.

Cambiate il nome della squadra. E’ semplice.