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E la bobina continua a girare
sì ma la base va avanti anche da sola
e noi che abbiamo tutta la voce in gola
ma con l’orchestra non si può inventare
e coi sequencer non ci si può fermare.
Non si può sbagliare, perché
?

Enzo Jannacci

Perché ci vuole orecchio.

Più che orecchio, però, ci vuole uno stomaco ben rodato per affrontare i saliscendi di un’instabilità comportamentale e ideologica.

Ci vuole stomaco, appunto, per iscriversi a cadenza semestrale al club di questa o quell’altra sponda. Ci vuole stomaco e scarsa propriocezione delle proprie giravolte, ancora oggi, per ritinteggiare l’allegra marcetta che non conosce né stagioni né vergogna: “Dovesse andarsene Lotito chi se la prende?”

Conta poco chi afferma – con la mestizia da 24 ottobre 1929 – che in questo periodo storico le società non possono passar di mano in mano. Bastano pochi esempi per dimostrare che, tutto sommato, le società cambiano proprietari, facciata e conduzione. Basta attivare la geolocalizzazione all’ombra della torre pendente o in prossimità del Golfo dei Poeti.

Quantomeno è necessario ricordare che la poltrona di un Direttore Sportivo non è dotata di radici. L’incarico – o mandato divino a questo punto – non si dovrebbe prestare alle logiche della, fu inamovibile, Balena bianca. La rossa primavera è alle porte, il clima ricorda quello antecedente il 18 aprile del ’48. Si spera in un esito diametralmente opposto.

Convinzione errata – quella che prevede l’insostituibilità del terzetto romano – dettata da paraocchi che ostruiscono la visione periferica o, semplicemente, subita con obbedienza dalle frequenze di Villa San Sebastiano? Non sta a noi decidere, bisognerebbe semplicemente accogliere determinate affermazioni come si fa con gli spifferi che si infiltrano sotto la porta di casa. In che modo? Tappando la fessura alla bell’e meglio: con stracci, asciugamani o fogli di giornale. A voi la scelta.

Anno Domini 2021, sebbene il Carnevale sia alle spalle, le maschere continuano a dettar legge. Il polo societario si ingrossa di figurine in cerca di visibilità. Sintomi di una decadenza contenutistica, prima ancora che morale. Così il carro accoglie bestiame sgrammaticato e ciarliero, fra una diretta, una capatina al bar e un editoriale.

Si impugna lo scettro dell’unità offendendo la controparte con l’aria di chi, avendone vissute tante, vuol insegnare al prossimo com’è che si campa. La triade romana, nel frattempo, gode di chissà quali immunità. Supportata forse da una classifica che, ancora oggi, sorride con toni farseschi alle ambizioni di un popolo.

“A giugno tireremo le somme”. Dissero, dicevano, dicono e diranno.

“(Bianco)Celeste è questa corrispondenza di amorosi sensi”. Così scriverebbe Ugo Foscolo, casomai volessimo traslarlo a queste latitudini e a queste bassezze. Il Carme dei Sepolcri, del resto, ben si accosta al sentimento di chi, rivolgendo gli occhi al suolo, soffre per la sua bella violentata, tradita e ammazzata con centodue coltellate.

Gatti, volpi, meteore, riesumati e saltimbanchi si prostrano alla mollica capitolina, tutto normale. La canoa del padrone ha bisogno di vogatori, l’importante è tenere l’equipaggio coeso. L’incedere è ritmato scrollando le spalle e agitando i remi ogni qualvolta vengono pronunciate quelle cinque dannate sillabe:

MUL – TI – PRO – PRIE – TÀ.

Falso problema, in effetti, per chi fa della pagnotta il suo credo e il suo stile.

Chi ha perso il ritmo si deve ritirare.
Chi non sa fare, deve far da solo,
vietato di fermarsi anche a respirare.
Lasciare via, andate via perché
la base continua a girare.
Chi non sa stare a tempo, prego andare!

Enzo Jannacci

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