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Le critiche post Cosenza specchio della voglia di sognare di Salerno. Lotito si infuria, ma il mercato…

L'occasione persa col Cosenza dovrebbe far riflettere la proprietà. Dieci gare da giocare e giochi ancora aperti. Castori e la squadra stanno facendo il massimo

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Tutta Salerno aspettava la vittoria contro il Cosenza. I tre punti erano il chiodo fisso della tifoseria e, specie dopo i risultati di Monza e Venezia, rappresentavano un boccone troppo ghiotto per sfarselo sfuggire.

La tavola era stata apparecchiata, ma la Salernitana non le ha fatto onore come ci si sarebbe aspettato. Castori è stato onesto nell’ammettere errori ed omissioni dei suoi, ma alla squadra si può imputare ben poco. Così come al tecnico nella misura in cui il suo modo di interpretare le partite è noto a tutti e non da oggi.

Certo, un pizzico di coraggio e fantasia in più sarebbero serviti e da tempo, anche quando la Salernitana occupava il primo posto, noi per primi avevamo invocato qualche variazione opportuna sul tema tattico consolidato, immaginando che non sempre sarebbe stato possibile godere di ampi spazi in cui ripartire o di impostare le gare sulla difesa attenta e tignosa di un vantaggio lampo.

C’è una dose di qualità anche nella rosa granata che nel suo complesso resta, a nostro avviso, inferiore a quella di altre squadre che occupano le posizioni di vertice e, dunque, qualcosa di diverso potrebbe anche essere tentato o proposto.

Resta, però, un dato di fatto: Castori e la squadra stanno facendo qualcosa che all’inizio del campionato non era preventivabile proprio perché sulla carta altre squadre sembravano superiori e l’operato sul mercato della società non era stato convincente fino in fondo.

Quattro portieri ed altrettanti centrocampisti centrali, si ricorderà, erano stati il biglietto da visita di un mercato condotto con presunzione ed approssimazione. E lo stesso vale per la corsia sinistra: il solo Lopez era l’unica pedina utile, visto che Baraye era stato preso solo per liberare un posto over in lista favorendo la partenza per Padova di Curcio.

Non vogliamo, però, tornare su quanto fu fatto all’epoca e fu scritto da noi in sede di commento. Vogliamo, invece, sottolineare come la delusione, espressa diffusamente anche attraverso i social dai tifosi, e le critiche rivolte all’eccessiva prudenza di Castori in occasione del pari di sabato siano indice di una circostanza inequivocabile: città e tifoseria erano in attesa di un successo che avrebbe proiettato la squadra al secondo posto da sola e ciò dimostra che la prospettiva della promozione abbia fatto definitivamente breccia nel cuore di una piazza che da troppo tempo aspetta un motivo per sognare e, magari, gioire.

Critiche figlie di troppo amore e non spia di ingratitudine verso mister e squadra. Anzi.

Le critiche potrebbero e dovrebbero far riflettere anche Claudio Lotito, descritto come furioso per la prestazione e la mancata vittoria. Il patron dovrebbe prendersela con se stesso per non aver completato a gennaio un lavoro di costruzione della squadra che già in autunno aveva lasciato dei dubbi.

Non aver premiato, in sede di mercato di riparazione, il lavoro di Castori e del gruppo che, stringendo i denti e mettendoci tanto impegno, si sono sempre mantenuti nelle posizioni di avanguardia della classifica, resta un peccato per il quale non c’è assoluzione sportiva.

La redenzione, certo, è sempre possibile, ma la serie A, terra promessa e sogno che scalda il cuore di una città da troppo tempo abituata a delusioni ed offese, sarebbe una conquista di Castori e del suo gruppo. E di nessun altro.

E’ vero, il mister non sempre osa. E’ vero, Kiyine ha fallito un rigore in movimento. Tuttavia, pur con tutti i comprensibili rimpianti che, scorrendo a ritroso il film del campionato, ogni tifoso ha in cuor suo (e crediamo anche Castori), ora più che mai sarebbe inutile prendersela con questo o quello.

Dalla gara di martedì col Cittadella a quella con l’Empoli ci sarà tempo e modo di farsi valere. Trenta punti in palio sono tanti e, se la Salernitana le affronterà col carattere e la tempra che l’hanno almeno in parte abbandonata col Cosenza, potrà provare ad andare oltre i suoi limiti.

La serie A ora non è più un tabù e questa è una vittoria morale di cui Castori e la squadra possono andare fieri.

Poi, se il traguardo dovesse essere centrato, altri tabù cadrebbero da sé.

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Classe '76, non sempre è nervoso.