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La coreografia della Curva Sud Siberiano Salernitana - Palermo - Serie BKT - 2018/19 Salerno, 25.08.2018 - Stadio Arechi Foto: Nicola Ianuale / Photo Ianuale©
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Una vecchia idea per una nuova competizione. Riservata ai Top Club europei, la SuperLega di fatto sostituirebbe la Champions League. Un Club Privè ad ingresso riservato ai soci, con qualche eccezione da individuare nel gradimento dei Fondatori. Gli introiti parrebbero pesanti: prima o dopo doveva succedere. In epoca Covid, viepiù. La bomba è esplosa adiacente alle elezioni del Comitato Esecutivo dell’UEFA, la quale ha preannunciato il taglio dei premi per Champions ed Europa League. Non è detto all’abbaiare segua il morso, magari è una strategia di posizione. Tuttavia la questione è definitivamente sul tavolo.

La reazione dell’uomo della strada è fatalmente sdegnata. Temo, tuttavia, che il moralismo decoubertiano costituisca sterile opposizione ideologica. Che finirebbe -magari finirà- col soccombere alla logica dei fantastiliardi. Il Ragionamento è la nostra unica arma. Ragionare è l’unica strada percorribile.

Dicono di SuperLega e pensano all’NBA. Il campionato più bello, ricco e competitivo del mondo non può che essere il Modello, nulla quaestio. L’importante è capire di cosa si parli.

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Il Calcio nel Vecchio Continente si è forgiato attorno ai Club, laddove il NordAmerica è il mondo delle franchigie. Il Bayern Monaco è quintessenza dell’Opulenza Bavarese, ma i Cleveland Cavaliers -dico per dire- non esistono: esistono i Cavaliers, franchigia che potrebbe lasciare Cleveland domani mattina e stanziarsi altrove. Sostrati agli antipodi.

Torneo senza retrocessioni, l’NBA ha tutelato la competitività introducendo concetti quali salary cap e draft, indispensabili al sistema. Ce lo vedi Florentino Perez che si fa dire quanto pagare chi? Te lo immagini l’Emiro che lascia la prima scelta ad uno che è finito dietro di lui in classifica? Bah, la cosa non mi convince.

Il nuovo format esclude le cosiddette provinciali, senza le quali le Grandi non sarebbe tali. Le stesse Grandi verrebbero estromesse dai rispettivi campionati nazionali. Addio 5 maggio, diluvio di Perugia, fatal Verona. Proprio i tifosi delle Strisciate, ad avviso di chi scrive, troveranno la nuova competizione niente affatto palpitante. Niente più sfottò, basta frecciatine al bar, solo partite di altissimo livello. L’eterna condanna agli chef stellati, senza più sollazzarsi in trattoria. Il trionfo della noia.

Il concetto di SuperLega può avere senso soltanto nella misura in cui si adegui al contesto.

Sarebbe facile coltivare le nostre uve in altri Paesi. Fiorirebbero, come no. Arriverebbero pure a maturazione: sviluppando tuttavia sapori completamente diversi. Caspita, se i Californiani ci hanno provato! Sangiovese, Nebbiolo: coltivate con cura per carità, i migliori proponimenti. Mancava il clima fresco di casa. Ne risultava una versione sgraziata: troppo matura, carente in carattere e finezza. Il seme era quello giusto, i principi di coltivazione pure. È diversa la terra, chè le radici non affondano dappertutto allo stesso modo. È diversa l’aria tutt’intorno: non migliore né peggiore, diversa. La pianta che al di là dell’Oceano produce eccellenza da loro è fetecchia.

I Padroni del Bastimento avranno senza dubbio le loro ragioni, per quanto imperscrutabili all’animo umile. Capita che il luccichìo dell’oro abbagli chi ne accumula troppo. L’ultima ruota del carro può essere determinante affinchè non si finisca nel fosso.
Chi può opporsi alla creazione della SuperLega sono proprio le tifoserie: si sono già mosse le inglesi, si esprimeranno le tedesche, mi aspetto una presa di posizione forte dal Frente Atletico Madrid. Confido nelle Curve d’Italia, una volta università del tifo per il resto d’Europa.

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Se ogni curva, ogni tifoseria, tutta la gente boicotterà il progetto dei potenti, potrebbero riuscire a far loro paura. Chè i diritti tv con stadi vuoti si allontanerebbero parecchio dalle cifre delle quali si parla. Parliamoci chiaro: il grosso dei soldi arriverebbe dai mercati asiatici. Perché in Estremo Oriente hanno tanta voglia di acquistare il prodotto calcio europeo, se non per sentirsi parte dell’evento? Se lo stesso non interessa agli Europei, perchè dovrebbe chi guarda da laggiù?

I cosiddetti nuovi mercati vogliono sentirsi parte della nostra cultura, del nostro calcio. Rifletteteci: se lo abbandoniamo, lo svuotiamo.

Il calcio dei miliardi potrebbe veramente essersi spinto troppo in oltre: il baccano fatto dalla SuperLega magari risveglia una consapevolezza ormai sopita. Il pallino finirebbe nelle mani del consumatore, finalmente.
La voce del popolo è voce di Dio: fossi in qualcuno, la domanda in giro la porrei.

Che ne pensate della SuperLega?

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