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Salernitana, Bersagliera vincente – Serie C1 1993/1994

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Probabilmente, si tratta della promozione che più ricorda quella avvenuta lo scorso 10 maggio con il successo per 3-0 in quel di Pescara. Questo soprattutto per le premesse della vigilia. Correva infatti l’estate 1993 e il clima a Salerno, calcisticamente parlando, non era dei migliori.

La Salernitana era reduce dalla delusione della stagione precedente, con il gruppo allenato da Giuliano Sonzogni che aveva sfiorato il bersaglio grosso, mancandolo solo per colpa di due calci di rigore negli scontri diretti con le squadre che poi avevano ottenuto il salto di categoria. A Palermo, si perse 2-1 a causa di un discusso penalty assegnato all’89’ ai rosanero e trasformato da Battaglia. Sette giorni dopo, all’Arechi, i granata impattarono 0-0 con l’Acireale con Strada che si fece ipnotizzare dal dischetto dal portiere siciliano Amato.

La società, guidata dal patron del Foggia Pasquale Casillo, decise per il cambio in panchina: fuori Sonzogni, amato dalla tifoseria, dentro Delio Rossi, alla sua prima esperienza tra i professionisti, tecnico della Primavera dei dauni. Una calata dall’alto che confermava come, per don Pasquale, la Salernitana fosse la figlia di secondo letto. Inaccettabile per i tifosi (allora come adesso era inaccettabile, trust compreso, ma forse vi erano ben altri tifosi a difendere il vessillo granata, ndr), che cominciarono a protestare fortemente. Fino ad impedire la disputa di un’amichevole precampionato in quel di Lagonegro contro l‘Agropoli.

Per quanto riguarda il mercato, Rossi, di concerto con l’amministratore delegato Del Mese e il direttore sportivo Castagnini, confermò l’ossatura del gruppo precedente, arricchendolo con l’attaccante Ricchetti, con il mediano Rachini, i difensori Circati e due “foggiani”: il cavallo di ritorno Grassadonia e il giovanissimo Salvatore Fresi, alla prima esperienza in una Prima Squadra. Acquisti che certo non accontentarono una piazza in fibrillazione.

In questo clima non certo disteso si arrivò all’inizio di una stagione che presentava due grosse novità dal punto di vista del regolamento: i tre punti (e non più due) per la vittoria e i playoff. Sempre due promozioni in B per girone, ma solo la prima classificata al termine del campionato avrebbe potuto gioire immediatamente. Dalla seconda alla quinta, infatti, semifinali incrociate andata-ritorno e finale in gara secca in campo neutro.

La stagione partì a rilento, con una sola vittoria nelle prime 4 partite. Poi, la prima svolta, il successo per 2-1 nel derby con l’Avellino. Nel mercato di riparazione autunnale, arrivarono quattro acquisti, dei quali tre fondamentali. Mentre l’attaccante Genco divenne una buona riserva, il portiere Antonio Chimenti, il terzino Vittorio Tosto e il centrocampista Roberto Breda diventarono in breve tre pilastri di una formazione che trovò una continuità di risultati e concluse il girone di ritorno terza a 31 punti alle spalle di Perugia e Reggina che sembravano irraggiungibili.

Si cominciò in città a parlare di playoff e gli spareggi post-campionato vennero consolidati da successi importanti. Come quello sul campo dell’Avellino, firmato – che l’Italia lo sappia – da Breda al 76′. Come quello sulla Reggina 1-0 grazie al gol di Pisano. Come quello a Nola per 3-0 in quel maledetto 1 maggio 1994 in cui a Imola Ayrton Senna ci lasciava. Come le goleade su Chieti e Giarre (5-1) e Lodigiani (3-1). La Salernitana chiuse terza (per differenza reti) il campionato a 64 punti, in condominio con la Reggina, a -7 dal Perugia schiacciasassi e promosso direttamente.

Venne così il tempo dei primi playoff. L’avversario della Salernitana in semifinale era la Lodigiani, la terza squadra di Roma al suo secondo anno di C1. Una squadra che solitamente giocava al “Flaminio”, ma, a causa di lavori che interessavano l’impianto capitolino, l’andata si giocò all’Olimpico. I tifosi granata, accorsi in 18000, ricordarono Agostino Di Bartolomei che si era tolto la vita qualche giorno prima, con uno striscione eloquente: “Semplicemente, guidaci ancora Ago“.

La partita terminò 1-1. Chirico portò in vantaggio la Lodigiani, pareggio granata di Pisano su rigore. Sette giorni dopo, il 12 giugno, all’Arechi, il ritorno. Una sfida che durò appena 20 minuti, prima che l’arbitro Pivetti di Ravenna decise di sospendere la partita a causa della pioggia torrenziale che aveva reso impraticabile il terreno di gioco. Il recupero si disputò il 16 giugno. Questa volta, sotto un sole cocente, la Lodigiani venne spazzata via con un secco 4-0, frutto della doppietta di Pisano e delle reti di Fresi e De Silvestro.

La Salernitana si guadagnò così la finale, da giocare contro una Juve Stabia che a sorpresa ebbe eliminato la Reggina. Il derby si sarebbe disputato al “S.Paolo”, il 23 giugno 1994. I tifosi della Salernitana, ovviamente, accorsero in massa. Più di 25000 tifosi colorarono l’impianto di Fuorigrotta di granata, entrando anche in ritardo a causa del traffico sull’autostrada Salerno-Napoli. In ritardo, ma in tempo per assistere alle tre reti granata di Tudisco (doppietta) e Breda che nella seconda frazione di gioco consentirono alla truppa di Delio Rossi di tagliare il traguardo della promozione. A sorpresa, dopo 4 anni, la Salernitana ritornava in Serie B.

SALERNITANA 1993-1994
Portieri
: Chimenti, Genovese
Difensori: Cellini, Circati, Facci, Fresi, Grassadonia, Grimaudo, Incrivaglia, Tosto
Centrocampisti: Breda, Corradino, Di Feo, Di Noia, Lo Polito, Rachini, Strada, Tudisco
Attaccanti: De Silvestro, D’Isidoro, Genco, Ricchetti, Pisano, Zian
Allenatore: Delio Rossi



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