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Salernitana: il valzer delle discontinuità

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Cogli la prima mela, la seconda, la terza e così via. Tutto cambia per non cambiare.

Campioni d’Europa, Chiellini ha tracciato la rotta, Gravina – con la sua incapacità decisionale – i temporali.

Chiellini e Gravina

La Salernitana, da oggi, conosce il suo destino. O meglio, lo stradario da percorrere. Al netto dell’asimmetria di un ritorno che arriva a scompaginare quanto di più semplice esista nel calcio: la stesura di un calendario.

Tuttavia, quel che non ci è dato sapere – chi si sorprende è fetente – è di che morte morire. Fra Generali e commercialisti, saltimbanchi a intermittenza e scaffalisti, l’unico trait d’union col passato – indubbiamente il meno desiderato dalla piazza – è Angelo Mariano Fabiani.

A far melina via DAZN, nel salotto delle discontinuità violate, ringalluzzito da una conferma che – tutt’oggi – tarda ad essere ufficializzata.

Poco male, la chiarezza non è prerogativa di questi schermi. Salerno, ormai, è Repubblica del sottobanco. La Patria del non detto e del silenzio assenso: si scrive granata, si legge Ragion di Stato. Di conferenze stampa, del resto, neanche l’ombra. Ma, pensandoci, se conferenze dovessero essere, l’accesso sarebbe garantito ai soliti viscosi taccuini, fratellini di sangue, compagnucci di cena.

Segnali di evidente discontinuità, finanche nella scelta delle amichevoli. Avversari mai affrontati, nevvero?

Una manciata di ore alla partenza per Cascia, comunque, una rosa che ha perso i sepali migliori per far largo alle spine. Una masnada di mestieranti: non penderà sul loro capo, sia chiaro, l’esito di una stagione che si dichiara a tinte fosche. Le colpe, nella maniera più assoluta, saranno da porgere sul piatto del management. Per fare un esempio, se uno qualunque dei cronisti della nostra terra – quelli che rinnegano bon ton grammaticale e consecutio temporum – dovesse approdare alla corte dell’Espresso, la colpa sarebbe – senza ombra di dubbio – del Direttore Responsabile: Marco Damilano, in questo caso.

Fabiani, in queste ore, sponsorizza una platea di imprenditori salernitani. Ne sarebbe felicissimo, dovrebbe trattarsi degli stessi che – effettivamente – gli spalancano le porte dei ristoranti di provincia. Segnali di decadenza, girotondi da basso impero.

Passerà, deve passare.

Presentarsi allo sparo dello starter con l’organico composto dai fine prestito, ça va sans dire, espone la nostra Storia al rischio di figuracce colossali. Tuttavia, non saranno i risultati a far storcere il naso, bensì la vigilia che si prospetta.

Ché nostra madre. Sì, nostra madre, è tessuto pregiato: seta d’organza, velluto a coste.

Non pelle di daino sporca d’olio motore, abbandonata nel portabagagli di un Suv parcheggiato a metà strada fra Villa San Sebastiano e Messina.

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