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Spirito di gruppo, grinta e sprazzi di qualità. Ma la squadra è ancora incompleta per affrontare la serie A

Tutti i reparti devono essere potenziati, mentre alcune prestazioni individuali attendono di essere sottoposte al vaglio di impegni più probanti. La voglia di serie A e l'entusiasmo per il successo contro la Reggina non facciano perdere il contatto con la realtà

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‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’. Castori ruba il titolo del libro di Erich Maria Remarque e lo utilizza per presentare ufficialmente la squadra che dovrà affrontare l’ostica impresa del campionato italiano di massima serie.

Perché, la Salernitana uscita vittoriosa dal match di Coppa Italia con la Reggina, altro non è che la copia fedele dei pregi e difetti registrati nell’esaltante traversata cadetta. Disciplina tattica, cattiveria agonistica, dinamismo, aggressività, spirito di sacrificio e una spolverata di estro che, sostenuta dal cinismo, toglie le castagne dal fuoco e incanala la contesa nella giusta direzione.

Anche ieri, infatti, nonostante la caratura inferiore dell’avversario, la compagine granata, soprattutto nel primo tempo, ha dovuto sostanzialmente controllare l’effervescenza dei dirimpettai calabresi, i quali in più occasioni si sono resi pericolosi ed hanno sfiorato il gol. Mentre il gioco corale degli uomini di Castori, al netto di qualche giocata individuale, ha palesato difficoltà ad esprimere con continuità soluzioni offensive variegate. Il dato finale sul possesso palla (66% Reggina, 34% Salernitana) è più eloquente di mille parole.

Però l’abilità di Gyomber e compagni è stata quella di armarsi dell’abituale pazienza e di non disunirsi quasi mai, in attesa del momento propizio che è stato sublimato dalla pregevole giocata di Federico Bonazzoli, calciatore che in A ha già giocato, esibendo a sprazzi l’incoraggiante repertorio del suo talento. La domanda, però, sorge spontanea: contro compagini rivali composte da ottimi giocatori, questa abnegazione difensiva, impreziosita dalla giocata estemporanea di qualità, può essere sufficiente a contenere la pressione subita? Al campo, come sempre, affidiamo le risposte ai nostri dubbi. Nessuna novità anche sul terreno della rassicurante gestione del doppio vantaggio: la matrice operaia di Di Tacchio e seguaci non è mai venuta meno sul piano dell’umiltà e dell’attenzione massimale.

Detto di Bonazzoli che, al momento, sembra essere uno dei pochi calciatori dell’organico in grado di recitare da protagonista sul palcoscenico più prestigioso del calcio nostrano, ci sentiamo di spendere parole al miele anche per il giovane esterno sinistro Ruggeri e per Mamadou Coulibaly. Il primo ha fisicità, intraprendenza e personalità per imporsi gradualmente nel calcio che conta, ma è ancora un metallo prezioso da sgrezzare, soprattutto dal punto di vista delle letture difensive preventive; pertanto è doveroso lasciarlo tranquillo nella sua fase di crescita progressiva. Il secondo, invece, supportato dall’intima convinzione di poter indossare i panni di leader silenzioso, si è presentato sul prato dell’Arechi con la ferma intenzione di ingentilire tecnicamente le sue prestazioni già dense di podismo e intelligenza tattica. E’ piaciuta la sua determinazione nel trovare agibilità sulla trequarti avversaria, allargandosi sovente a destra, tagliando al centro e accompagnando la manovra offensiva per tentare la conclusione in porta.

La difesa, retta dalla reattività di Gyomber e dalla flemma di Strandberg, ha palesato essenzialità e prestanza, ma attendiamo test decisamente più probanti per una valutazione che sia in grado di accantonare qualche legittimo dubbio di carattere strutturale.

Non ha convinto la prestazione di Lassama Coulibaly, deficitario in entrambe le fasi tattiche. Poche idee nella distribuzione del gioco, ma anche un presidio incerto davanti alla difesa; troppe volte i tagli centrali di Laribi e Ricci non hanno trovato un argine nel lavoro di filtro del centrocampista africano.

Molta prudenza deve connotare anche le valutazioni sulla prova del tunisino Kechrida. Il ragazzo possiede spunti offensivi interessanti sull’out destro, ma la fase difensiva esibita nei primi quarantacinque minuti ha destato più di una perplessità, creando qualche apprensione ai compagni operanti sulla stessa catena (Gyomber e M. Coulibaly). La serie A è un torneo troppo impegnativo e qualitativo per immaginare di affrontarlo con calciatori ‘incompleti’.

Più in generale, pur archiviando con soddisfazione il passaggio del turno in Coppa, la Salernitana non sembra ancora attrezzata per affrontare con la necessaria serenità il primo campionato nazionale.

Innanzitutto, bisogna acquistare in fretta almeno un paio di interpreti offensivi che parlino lo stesso linguaggio tecnico di Bonazzoli, per consentire a quest’ultimo di sfruttare pienamente la sua estrosa imprevedibilità.

Innesti che dovranno interessare anche il pacchetto di difensori centrali e il roster dei centrocampisti. Almeno un’unità per reparto, elementi di consolidato spessore, affidabili sul piano dell’esperienza, della qualità tecnica e dell’intelligenza tattica.

Improcrastinabile anche l’ingaggio di un esterno versatile e di comprovata esperienza, in grado di operare con la medesima efficacia su entrambe le corsie; un calciatore che faccia crescere serenamente i promettenti virgulti atalantini e non responsabilizzi più del consentito Kechrida e Jaroszinski, la cui affidabilità nel torneo di serie A dovrà essere sottoposta a nuovi cimenti.

‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, ma la consapevolezza di una battaglia calcistica molto più impegnativa, a partire dal match in casa del Bologna, impedisca all’euforia post Reggina di far smarrire a tutti l’ineludibile contatto con la realtà.

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