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Il pragmatismo e la volontà non bastano: tutelare il talento di Bonazzoli, per rendere Ribery ancora più determinante

Il tasso tecnico della squadra risulta già più basso rispetto alla media espressa dalle compagini di massima serie. Lo scarso utilizzo dell'attaccante bresciano potrebbe aumentare le distanze che separano la Salernitana dalle sue rivali

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La Salernitana non presenta tanta qualità tecnica nel suo organico, mentre cospicua è la componente legata al temperamento, al dinamismo e al disciplinato sacrificio tattico impartito da Fabrizio Castori. L’ingaggio di Ribery è assimilabile ad un fuoco di artificio lanciato nei cieli per illuminare le tenebre della notte.

Dopo l’asso francese, bisogna esser realisti, la voce estro non concede particolari evasioni ed entusiasmi al tifoso dell’ippocampo. Anche perché Bonazzoli, al momento, non sembra scaldare più di tanto il cuore del trainer marchigiano. Ed invece, osservando le gare della Salernitana, pregne di corsa, grinta e tanta umiltà messa al servizio del collettivo, la sensazione è che non si possa fare a meno di quei due/tre calciatori dotati di mezzi tecnici superiori alla media.

Soprattutto in un torneo difficile e competitivo come la serie A italiana. E due elementi di qualità, a volerla dire tutta, non sfiorerebbero (per difetto) neppure il minimo sindacale imposto da un’impresa così complessa da portare a termine. Se te ne manca uno (Ribery) e l’altro lo fai giocare poco, rischiando anche di demotivarlo all’interno di un intimo conflitto contrassegnato da frustrazione e rabbia resa impotente dalle scarse opportunità ricevute, il copione della volenterosa truppa castoriana rischia di ricordare costantemente la triste storia dello studente che si applica senza riuscire ad ottenere brillanti risultati a scuola.

Perché l’ordine tattico, che con il passare dei minuti viene meno con l’avvento della stanchezza e dell’assenza di lucidità, finendo per favorire i rivali più attrezzati di te, se non hai messo in precedenza fieno in cascina grazie a giocate offensive di qualità, difficilmente ti sottrae alla mannaia di una sentenza di condanna che, purtroppo, è già stata emessa in ben cinque occasioni su sei.

Pertanto Castori, alla luce dello scorso torneo di B, con la squadra che operò l’allungo finale della sua cavalcata vincente grazie anche al coinvolgimento effettivo di diversi calciatori (Cicerelli, Anderson, Gondo) e all’elezione di Gennaro Tutino come leader offensivo indiscusso, cerchi di tutelare il talento di Bonazzoli. Prima che esso finisca per sentirsi svilito e demotivato in una indigesta sensazione di occasione smarrita sulla strada della definitiva consacrazione. L’ex attaccante di Torino e Sampdoria possiede ciò che la Salernitana fatica a produrre: la capacità di calciare in porta con la necessaria cattiveria per fare gol. Lo ha dimostrato ampiamente negli spezzoni di campionato disputati e in Coppa Italia. Inoltre sa giocare a calcio, opera bene tra le linee, indossa anche i panni di rifinitore e di regista avanzato e dialoga palla a terra con i compagni. In un organico come quello granata, così poco attrezzato dal punto di vista qualitativo, con Simy ancora in condizioni atletiche precarie, è davvero strano registrare la partenza iniziale in panchina di Bonazzoli nel trittico di gare disputato in una settimana.

Così come appare assolutamente necessario, oltre che giusto, che il ventiquattrenne bresciano abbia anche la possibilità di agire in coppia con lo stesso Ribery. Ne beneficerebbero entrambi e la stessa squadra, che farebbe meno fatica a confezionare opportunità da rete e situazioni interessanti negli ultimi trenta metri.

Per il resto, il gruppo ha confermato le peculiarità di sempre: pressing, fisicità e abnegazione. Nel lavoro incessante dei due Coulibaly, nelle spizzate di Milan Djuric, nel movimento di Gondo sull’intero fronte d’attacco, nella forza di volontà espressa in ogni frangente della gara dai dieci calciatori di movimento. Non è dispiaciuto neppure l’impiego di Gyomber e Ranieri da terzini in una linea a quattro; si sono proposti bene in fase attiva, sono arrivati al tiro e al cross. Certo, hanno pure sofferto in fase difensiva, ma Berardi e Boga, i loro avversari, rappresentano interpreti di assoluto valore, capaci di creare grattacapi anche a difensori più esperti e blasonati. Così come è apparso evidente, per doti tecniche, carisma e calma nella gestione delle operazioni in campo, che lo stesso Kastanos, nonostante la sua discontinuità, possa ritagliarsi uno spazio ed essere utile alla causa.

Insomma, la strada da percorrere si presentava già difficile alla vigilia del torneo, adesso, con il trascorrere delle giornate, il tragitto appare sempre più tortuoso. Per non soccombere anzitempo, Castori dovrà confermare i punti cardinali del suo calcio pragmatico, sapendo però che difficilmente riuscirà a preservare la categoria senza far ricorso ad una buona dose di creatività, a scelte più coraggiose e all’impegno nel valorizzare al meglio l’intero organico a disposizione.

Ovviamente, le responsabilità maggiori per una serie A così sofferta e precaria sono da ricercare altrove, ma questa è storia ormai arcinota e conoscerla non aiuta a salvare il salvabile e a rimettere l’imbarcazione granata sulla giusta rotta.

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