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Colantuono rivisita uomini e progetto tattico e passa all’incasso. Ribery, campione assoluto, valorizza anche i compagni

La squadra ha compreso che in serie A è necessario assumere un atteggiamento più coraggioso e propositivo. La metamorfosi registrata nella gara di ieri, favorita dalle scelte del tecnico e dalla presenza in campo della coppia Ribery-Bonazzoli, rivitalizza l'entusiasmo sopito della tifoseria

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La notizia della serata di ieri, che diventa anche un manifesto della speranza per il prosieguo della stagione, è che la Salernitana ha vinto a Venezia la sua prima partita in trasferta del campionato, e lo ha fatto provando a giocare al calcio.

Una versione attesa da tempo, figlia anche delle scelte di Colantuono che ha schierato, dall’inizio, la quintessenza della qualità tecnica del suo organico, con Ribery e Bonazzoli insieme sul rettangolo di gioco, oltre a sguinzagliare il volitivo Zortea sulla corsia destra e riportare Gyomber al centro della difesa.

Una positività che si è irradiata anche su un calciatore come Schiavone, che aveva trovato pochissimo spazio in quest’avvio di torneo e ieri, invece, ha disputato trenta minuti importanti, regalando ordine alla manovra della squadra e, soprattutto, rendendosi protagonista della zampata vincente in pieno recupero.

Ma il segreto e la forza di questi agognati e attesi segnali di vita ha un nome e cognome: Franck Ribery. Una vera scialuppa di salvataggio a disposizione dell’intero equipaggio granata. Un calciatore che, accantonati i prestigiosi trascorsi da top ten della dimensione calcistica planetaria, si è consegnato anima e cuore alla disperata causa della Salernitana.

Non è il caso di fare voli pindarici, la classifica resta precaria e alle porte già si materializza il proibitivo derby da affrontare contro il fortissimo Napoli di Spalletti.

Però in terra lagunare abbiamo visto finalmente una squadra che, nonostante i suoi limiti, è scesa in campo con il fermo proposito di giocarsi la partita anche sul piano tecnico e della personalità, evitando di affidare le sue chance esclusivamente all’ordine tattico, la fisicità e il temperamento.

Da tempo si attendeva un impiego contemporaneo di Ribery e Bonazzoli: le loro giocate, oltre ad essere determinanti ai fini del risultato, permettono all’intero collettivo di esprimersi con maggiore fluidità e imprevedibilità. Bisognerà continuare con questo canovaccio, perché la serie A impone coraggio, qualità, carisma e idee.

Il campione francese toglie le castagne dal fuoco alla prima costruzione di gioco dal basso, perché si muove senza palla negli spazi, detta il passaggio semplice ai mediani e ai difensori centrali e la sua azione, attraverso un dribbling o un’accelerazione, è sempre verso la porta avversaria, raramente tende a indietreggiare. Questa capacità di custodire il pallone e incutere timore all’avversario, si riverbera sui calciatori che giocano al suo fianco, i quali si propongono in avanti sapendo di poter ricevere la sfera nei tempi giusti. Emblematici i movimenti di Kastanos e Ranieri, che spesso giocano in posizione più avanzata rispetto a quella assunta dall’ex asso del Bayern Monaco.

Nei secondi quarantacinque minuti Ribery è stato devastante, una fucina di soluzioni tecniche che, accompagnate dalla grinta, dall’entusiasmo e dalla volontà di un ventenne alle prime armi, ha gettato costantemente scompiglio nella fase difensiva del Venezia, che ha accumulato cartellini, fatica e tanta frustrazione.

In questa versione calcistica finalmente più propositiva, una fetta di merito è da attribuire anche a Federico Bonazzoli, il cui sinistro, oltre a regalare il gol del pari, ha certificato la sua importanza con alcuni spettacolari e precisi cambi di gioco che eludevano la pressione dei padroni di casa e consentivano alla squadra di trovare metri di campo da percorrere sul versante opposto.

Positivo anche l’impatto di Zortea, stranamente sottovalutato da Castori nonostante l’assenza in organico di un elemento in grado di fare le due fasi sulla corsia di destra. Il ragazzo deve crescere, soprattutto dal punto di vista difensivo, ma ha dimostrato di possedere gamba, spirito di iniziativa e discreta qualità.

L’atteggiamento più intrepido del gruppo si registra anche nella predisposizione maggiore dei centrali difensivi a dare il loro contributo alla manovra, come testimoniano un ottimo cambio di gioco effettuato da Gyomber e i frequenti sganciamenti dalla linea di Strandberg tesi a dare manforte alla mediana.

Insomma, prima di parlare di uscita dal tunnel, ci sarà ancora tanta strada da percorrere, però la sensazione di una squadra in possesso di discreti margini di crescita comincia a fare capolino nell’animo della tifoseria. Soprattutto se questo tentativo di risalire la china sarà affidato ai calciatori di indubbio spessore tecnico e, aspetto ancora più importante, fondato sull’abilità del trainer di affidare funzioni e compiti agli elementi realmente in grado di svolgerli. Senza dimenticare che, in questa rivisitazione, potrebbero inserirsi con incoraggianti prospettive anche alcuni elementi attualmente fermi ai box per infortunio.

Attendiamo le prossime partite per capire, al di là del risultato – Napoli e Lazio fanno tremare i polsi anche ad una compagine più titolata ed in grado di esprimere un calcio migliore – se il primo significativo volo spiccato dall’Ippocampo sia il passaggio giusto sulla rotta della serie A, oppure se potrà essere semplicemente ricordato come la classica rondine solitaria che non preannuncia l’avvento della primavera.

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