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Anche a te e famiglia

Alcuni dei nostri storyteller hanno inviato una cartolina. Di auguri, a modo nostro.

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La rassegna di storytelling, quella che abbiamo definito “elaborazione del lutto”, si chiude oggi con la finale tra Francia ed Argentina. E tra sette giorni è Natale. Alcuni dei nostri storyteller hanno inviato una cartolina. Di auguri, a modo nostro. La condividiamo volentieri, infilando anche i ringraziamenti per chi ci ha seguito. 

Tiziano Marelli

Dai, che è quasi finita. E devo dire che qualche partita alla fin fine l’ho pure vista, e si ammetterà che i miei vaticini sulle squadre che speravo – come è successo – arrivassero alle battute finali non si sono rivelati del tutto campati in aria. 

In ogni caso, sì: mi sono pacificato verso una competizione che non sentivo più di tanto mia, per una serie di ovvie ragioni. Vorrei anche sottolineare che il Mondiale ci ha riempito fin troppo di ingiustizie (non parlo solo di quelle arbitrali, abbastanza contenute) causate dal Paese inopinatamente ospitante, ma anche di rumori e colori, e dopo un periodo pandemico grigio oltre misura ci voleva proprio. 

A proposito di colori, mi cimento ancora nelle vesti di oracolo per azzardare un’altra previsione: “sento” che proprio di bianconero sentiremo parlare molto nei mesi a venire, e ai tanti come me che amano pulizia e giustizia in favore del calcio nostrano non dispiacerà per niente. 

Torniamo quindi con sperabile gioia ma anche annesso dolore (sentimenti paralleli che a noi “tifosi buoni” non possono mancare mai) alla nostra ristretta realtà pallonara, ché ne abbiamo tanto bisogno. 

Come abbiamo tutti bisogno di passare delle feste finalmente felici e serene a tutto tondo: è un augurio sincero che rivolgo a tutti voi, di vero cuore. 

Jvan Sica

Una finale tra i due migliori calciatori delle due Nazionali che giocano nella stessa squadra di club. Non era mai successo, vado a memoria ma credo sia così. Vuol dire tanto. Vuol dire che la sproporzione socioeconomica che tutti sentono, anche nel calcio è realtà. A un certo punto guarderemo all’idea di competitività necessaria americana, ma nel frattempo dobbiamo sapere che sono meglio le partite di allenamento del Paris Saint Germain che il 95% delle altre partite che si disputano.

Nicola Roberto

Il 18 dicembre di un anno fa ci svegliammo con il ricordo di una notte freddissima, con cinque palloni rifilatici a domicilio da un’Inter che non ebbe pietà di ciò che restava di una Salernitana sempre più vicina a diventare un club fantasma, e con quattro ruote più una (quella di scorta serve, certe cose si capiscono solo con l’esperienza) da montare al mattino di un sabato,18 dicembre, che non era certo festoso come in quel famoso villaggio raccontato da Leopardi Giacomo da Recanati. 

Uno solo un filino meno ottimista del poeta dello studio matto e disperatissimo non avrebbe potuto immaginare che un anno dopo saremmo stati ancora dove eravamo e con altre prospettive da rincorrere mentre un po’ (fintamente) distratti seguiremo l’ultimo atto del primo Mondiale d’inverno, giocato a temperature estive.
E chissà se per vincere uno tra Messi e Mbappe avrà bisogno di un cambio gomme o, solo, di una ruota di scorta.

Francesco Romano

Qatar 2022, lo ricorderemo come il Mondiale del definitivo abbandono del Calcio che amiamo, ma forse del mondo che conoscevamo. È la nuova Torre di Babele del mondo, contro cui nessun Dio potrà alcunché.

Un mondiale giocato in un paese ostile a qualsiasi norma adatta ad una società civile, di diritto. Un mondiale giocato in stadi che sono enormi gonfiabili costruiti ad hoc e poi bucati e gettati via, con il loro corteo di morti.

Un mondiale giocato con sullo sfondo scandali e crimini, perpetrati sotto una pioggia di dollari ed euro insanguinati.

Un mondiale da cui escono male un po’ tutti: anche il pallone, un pallone malconcio e afflosciato.

Tutto in nome di un solo Dio, quello che governa il mondo e possiede la società in cui viviamo, riducendola a servile e fedele concubina.

Qatar 2022 non è solo la morte del Calcio come lo conoscevamo, quello è andato da un pezzo (ma qui muore una seconda volta se vogliamo): è la morte della storia dell’uomo di diritto. Che sia aperta la porta degli Inferi, laddove regna il Kàos.

Benvenuti a Babilonia