Home Storie 10 maggio granata: impareggiabili gioie e profondi dolori

10 maggio granata: impareggiabili gioie e profondi dolori

10 maggio, una data storica per il mondo Salernitana. Le promozioni del '98 e del 2021 caratterizzate da eventi drammatici

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Un segno nel destino, il giorno del destino. Il 10 maggio, per tutto ciò che gravita intorno al mondo Salernitana, è data storica. Una data che rievoca ricordi tanto gloriosi e lieti, quanto amari e dolorosi. 10 maggio ’98, 10 maggio 2021: due date quanto mai analoghe, legate tra loro da storici traguardi sportivi e catastrofi naturali.

Nella settimana antecedente al primo, storico traguardo, a Salerno e provincia si attendeva solo la matematica. La Salernitana del “profeta” Delio Rossi, fino a quel momento, aveva fatto man bassa di record e vittorie. La città, già da diverse settimane, era bardata di granata, pronta a festeggiare una promozione attesa per cinquant’anni. I numeri dell’impresa recitano 17 vittorie, 14 pareggi e 2 sconfitte, 56 reti segnate e 25 subite, più 7 sulla seconda e più 16 sulla quinta a sei giornate dal termine. All’Arechi si attende il Venezia secondo in classifica. Lo stesso che, 19 gare prima, fu abbattuto a domicilio e superato sui decibel de “La capolista se ne va” urlato a squarciagola al “Penzo”. Tutto, in buona sostanza, lasciava presagire a sensazioni e sentimenti di pura gioia e spensieratezza. Ma così non fu. Cinque giorni prima, infatti, fu apocalisse vera e proprio. Dal monte Saro, una valanga di fango e detriti travolse Sarno, Episcopio, Siano, Bracigliano e Quindici. Interi paesi sommersi dal frutto di un disastro idrogeoligico senza precedenti. Morti, dispersi, sfollati, la conta è lunghissima e dolorosa. Eppure, a pochi chilometri di distanza, bisognerà giocare, nonostante la più che legittima richiesta di rinvio. In città l’aria, a differenza dei mesi precedenti, è tetra e silenziosa. La gara, in un Arechi stracolmo in ordine di posto, per i primi dieci minuti fu giocata in un assordante e religioso silenzio. Al termine, con lo 0-0 che sancì la storica promozione, ci fu giusto il tempo di qualche sventolio di drappo e di alcuni timidi cori. Nessuna festa, nessun carosello, nessun clacson e nessuna bancarella. Nulla di nulla. Un urlo strozzato in gola da una tragedia senza pari e che, ancora oggi, porta con sé ferite profonde non rimarginabili.

Dopo 23 anni, ecco che ci risiamo. Qualche mese prima dell’inizio del campionato, la pandemia da Coronavirus aveva già rivoluzionato le abitudini del mondo intero. Mascherine, uscite controllate e coprifuoco divennero normalità in rapida sequenza. Di stadio in presenza, ovviamente, nemmeno a parlarne. Anche la Salernitana, a dire il vero, all’inizio di quella stagione non se la passava benissimo. Reduce dai due play-out e dal fallimento della gestione Ventura, il Castori-bis non fu accolto, per usare un eufemismo, nel migliore dei modi. La questione multiproprietà, nonché la mancanza di ambizione, non facevano altro che generare preoccupazione nell’ambiente. Eppure, contro ogni pronostico, dalla gara inaugurale all’Arechi contro la Reggina, si intravede uno spirito diverso dal solito. Quel gruppo, plasmato ad immagine e somiglianza del mister, seppe a poco poco conquistare punti e consapevolezze. Pressoché imbattibile e imperforabile in casa, gagliarda e cinica in trasferta. Una lunga, incredibile cavalcata verso la massima serie culminata col trionfo di Pescara a sbaragliare la folta e più accreditata concorrenza.

Seconda, storica vittoria, altrettanto caratterizzata da eventi drammatici e indelebili. Entrambe contraddistinte da un rispettoso silenzio e dalla molta poca voglia di festeggiare. Un destino beffardo, insomma… da amare e maledire in egual misura.

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"Chiodo fisso nella mente, innamorato perdutamente". Questa è la frase che, più di tutte, descrive appieno cosa sia per me la Salernitana. Un tifoso, prima che un giornalista, che ha sempre vissuto, e vive tutt'ora, per i colori granata. Dal maggio 2018, ho deciso di intraprendere la strada, impervia e tortuosa, del giornalismo, entrando a far parte della redazione di "Le Cronache", di cui mi fregio di farne parte ancora oggi. Dal settembre di quest'anno, dopo un anno di collaborazione con gli amici, prima che colleghi, di Salernosport24, sono entrato a far parte della bella famiglia di SoloSalerno.it, con lo scopo di raccontare, con onestà intellettuale ed enorme impegno, le vicende legate alla nostra, mitica "Bersagliera". Sarà un piacere, ma soprattutto un onore, poter mettere al vostro servizio la passione di una vita.