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Il distacco dalla zona di salvezza è notevole, non ancora incolmabile. Diciassette le partite rimanenti, molte delle quali scontri diretti, molte delle quali in casa.

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Io credo che la notte appena trascorsa dai tifosi granata sia la peggiore da due anni a questa parte. Simile ma non paragonabile allo scoramento che derivò dalla sconfitta casalinga contro il Torino di Belotti ad inizio aprile 2022, la vista del baratro è stavolta più palpabile. 

In una partita che rappresentava occasione ideale per darsi una spinta decisiva verso la rimonta, il risultato finale è stato sconfortante. Ma ancora di più la reazione della squadra, che dopo lo sciagurato fallo di mani di Lovato, che ha causato il penalty risultato poi decisivo, aveva davanti trentadue minuti più recupero per cercare di raddrizzare la gara. 

È mancato il valore, non è una novità, è mancata anche la sorte, neanche questa è una novità. Per pochi centimetri la sciagurata mano di Lovato si trovava in area, per pochi centimetri il fallo su Loum Tchaouna, subito dopo la rete di Gudmunnson, è avvenuto fuori area. Sulla punizione di Candreva probabilmente la traversa vibra ancora mentre sto scrivendo. Chi era presente ieri sera all’Arechi sa bene di cosa parlo nel raccontare la sensazione di rabbia impotente.

E se la mano di Lovato ha armato il piede dell’islandese, la mano di qualche ignoto imbecille ha acceso microfoni ed innescato tastiere di chi, tramite la Salernitana, intende attuare un vero e proprio regolamento di conti contro chi — e mi riferisco all’azionista di riferimento — ha osato smuovere le comode e limacciose acque di un sistema. Battaglia mille volte condivisibile, mal gestita mio avviso dal punto di vista della comunicazione.

Una mazzata in piena regola, ne ha risentito lo stesso pubblico, incapace di fornire la consueta spinta. Anche questo è un fatto.

Nulla da salvare, a quanto pare. Troppi gli errori e le sciatterie che si sono susseguite in questi mesi. C’è un PERÒ da scrivere a lettere maiuscole. Si potrà dire che chi scrive è troppo tifoso per avere una visione asettica, e magari sarà anche vero, ma la qualità della Passione popolare di questa tifoseria è ampiamente riconosciuta anche da chi tifoso granata non è. A tale Passione va doverosamente conferita la meritata dignità. E PERÒ, sempre maiuscolo, non è tempo di parlare di dignitosa retrocessione. Non se ne parla, non ora.

Il distacco dalla zona di salvezza è notevole, non ancora incolmabile. Diciassette le partite rimanenti, molte delle quali scontri diretti, molte delle quali in casa. Di radunare armi e bagagli non mi pare sia tempo. PERÒ, l’urgenza di agire è imperativa, soprattutto alla luce della chiusura imminente della finestra di mercato.

Il direttore generale Walter Sabatini si trova ad affrontare una corsa contro il tempo per rinforzare la squadra. In questa fase cruciale, occorre dare adeguato supporto al suo lavoro e consentirgli di operare con tempestività e efficacia. Anche per tacitare, inutile nascondersi dietro un dito, le voci che vorrebbero il suo ritorno legato ad una semplice operazione di facciata per accontentare la piazza. 

Ipotesi che non voglio neanche ascoltare, ipotesi destabilizzante, ipotesi da smentire con fatti immediati.

Il mercato chiude tra soli 9 giorni, e ogni ritardo potrebbe tradursi in una perdita di opportunità per rafforzare la rosa.

È pertanto necessario un intervento deciso da parte dell’azionista Danilo Iervolino. Il suo ruolo chiave nella definizione della strategia della squadra richiede una risposta rapida di fronte a questa sfida cruciale. L’investimento mirato in calciatori pronti e forti è essenziale per invertire il trend negativo.

Il direttore generale Sabatini, noto per la sua abilità nel costruire squadre competitive, ha bisogno di spazio e sostegno in questo momento critico. La sua esperienza può essere un fattore determinante per cambiare il corso della stagione.

Meno di quaranta giorni fa, Danilo Iervolino dichiarò di esaltarsi di fronte ad una sfida come questa, di voler “morire con la spada in mano”. Vertice di un’azienda “verticale” è chiamato all’azione. ORA e, in questo caso, senza PERÒ. Il legame tra la dirigenza e i tifosi è fondamentale, e in questa fase difficile, la trasparenza e l’impegno saranno determinanti per la fiducia del tempo a venire.

Non è in gioco, io credo, la “semplice” categoria. Ma le modalità del sinallagma stesso. Il tempo di agire è adesso, mentre scrivo. E il futuro della Salernitana è nelle mani di una persona sola. È una risposta che i mortificati spettatori di ieri sera meritano.

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Nato nel 1964, professione ortopedico. Curioso ma pigro. Ama svisceratamente Salerno e la Salernitana. Come sempre accade quando un amore è passionale, è sempre piuttosto critico nei confronti di entrambe.