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Ya van a ver

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Sono così le storie del calciorisate e piantipene ed esaltazioni.
Osvaldo Soriano

Il vento solleva la nuvola di polvere ed abbraccia le case basse. Calle Mexico è sterrato dove miseria si mescola comunque ad allegria. La cappella di San Antonio separa il barrio dalla pampa, limite imprecisato di una Almagro in gestazione. L’angolo con Treinta y Tres regala un ampio quadrato ai ragazzini: descolarizzati per necessità già lavorano, coi soldi non ce la si fa.

Los pibes jugábamos al fútbol en la calle porque era lo más barato que había

È il 1908 ed il calcio per strada è la giostra della povera gente: e poi, vedeste quanto son forti. Si son messi in testa di sfidare i quartieri buenairensi e non la fanno buona a nessuno. La vulgata se ne accorge e Los Forzosos si fanno un nome. Senza farsi vedere, assiste alle disfide il cappellano: quegli screanzati non vanno in chiesa eppure lo incantano. El cura medita.

Almagro – Buenos Aires Historia
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Poi venne il giorno. La linea 27 è arrivata da poco fin laggiù, ad invadere la cuadra dei Forzosos. I quali, a dirla tutta, se ne strafottono. Vi dice niente battimuro? Sfrontati all’incoscienza, dribblano pure i tram, servendosene per il giochino che sul Rio de la Plata chiamano pared. Juancito El Gordo, colto da onnipotenza, afferra il pallone e corre incontro al 27: nella sua mente che ne so, immaginava il tunnel all’ammasso di ferraglia che aveva invaso il suo campo. Il conducente sbanda, bestemmia, frena: il cappellano ha già le mani in faccia quando il tram ingoia il ragazzino. Vivo per miracolo, se la cava con una frattura ma adesso è troppo.

Prete Salesiano e figlio di Tanos: per bocca di don Lorenzo Massa si fa la Storia.Chiama a sé la marmaglia, propone l’affare: Voi la domenica venite a messa, ed io vi metto a disposizione il campetto dietro la cappella.

¿Qué les parecen?

Nell’armadietto in sacrestia, la Divina Provvidenza ha riposto undici divise coi colori della Virgen Maria Auxiliadora: ai rossazzurri serve il nome. E se omaggiassimo el cura? Troppo modesto il don, ma un compromesso si trova sempre e questo qui è racconto d’Eroismo.

Granatieri Argentini si opposero impavidi alle truppe realiste di Antonio Zabala: spacciati, li sbaragliarono di puro ardimento. Il battesimo del fuoco dell’unità militare pose la prima pietra dell’Indipendenza. La Battaglia di San Lorenzo. Ed il nome fu.

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La tonaca pudica di don Lorenzo ora svolazza per il quartiere come la sottana di una puttana: ali sfacciate d’uccellaccio propiziano il secondo, imperituro battesimo.

¡Ahí vienen los Cuervos!

È la genesi della più grande Storia d’Amore del Nuovo Mondo che attraversa anni, lacrime e sangue ed arriva ad oggi con la passione dei primi giorni, col fremito delle viscere del Boedo.

Barrio de murga y carnaval: la ristrutturazione urbana ha ridisegnato Buenos Aires e quella parte lì di Almagro è adesso rione popolare ed operoso. Si respira l’allure bohèmien coi tangueros ad abitar le strade, in una confusione dolce per la quale non fa mai veramente notte. La Plaza Butteler è la voce narrante del Romanzo Popolare, sussurrato scalzo tra talleres decadenti, su tappeto di musica che t’avvolge a destra e manca di 25 de Mayo. Boedo è appartenenza attorcigliata al sentimento comune, religione laica -fino ad un certo punto- della quale interrogarsi è perder tempo: il Club Atletico San Lorenzo de Almagro è coacervo d’anime impure che sublimano in unico, inesplicabile afflato.

Grupo Artístico de Boedo
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La dittatura claustrofobica di Videla non avrebbe tollerato il respiro di libertà. La farsa del Settantotto dona onnipotenza alla Giunta del Generale: Buenos Aires ha troppi stadi. Nottetempo, si consuma l’abominio. Il Viejo Gasómetro, da sempre la casa del CASLA, viene espropriato per un tozzo di pane e rivenduto alla Carrefour. Lo buttano giù e ci fanno un supermercato. Le ruspe asfaltano le anime del Boedo: una scatola d’amianto prende il posto del Tempio, il barrio sanguina ma non si piega. Di  lì a breve, per la prima volta nella storia, il Club retrocede.

approfondimento Viejo Gasometro
Viejo Gasómetro – http://www.occhiosportivo.it/

Il clima è pesante, si protesta in ogni forma ma rendetevi conto: quella lì è l’Argentina dei desaparecidos. I Cuervos sono costretti all’esilio, poi trovano posto nel Bajo Florés al Nuevo Gasómetro. È, capiente, funzionale, tornano pure i successi: tutto quello che vuoi tu, non è il Boedo. La Gloriosa non trova pace finché non tornerà a casa. Passano gli anni, i decenni: l’ossessione del suolo sacro campeggia ovunque giochi il Ciclòn -un sacco di soprannomi, lo so- e si impone nei palazzi della politica. L’8 Marzo 2012 il popolo si riversa disperato in strada: centomila anime, un’unica voce. Levata al cielo sconquassa coscienze e timpani: se esiste El Barba deve averla sentita. Per forza.

Volvimos a Boedo

La marea che per solito sommerge le canchas -con la cadenza sinuosa che in un niente ti ipnotizza- si riversa tutta in Plaza de Mayo: la Giunta Metropolitana non può più girarsi dall’altra parte. La rivoluzione lascia la curva e fa irruzione al Governo. La Sub Comision del Hincha mette sul tavolo il disegno della Ley de Restitución Historica: cinquanta voti favorevoli, zero contrari. Approvata all’unanimità.

Il San Lorenzo de Almagro ritorna a Boedo - calcioargentino.it
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Il Carrefour al 1700 di Avenida La Plata è il più redditizio d’Argentina, tuttavia pare accettare la somma -esigua- che il Popolo ha raccolto, ognuno per ciò che poteva. Vince però le elezioni Mauricio Macri -è un poema o no?- e subito liberalizza l’acquisto di dollari. Il peso oscilla ed i Francesi ci ripensano. Il Boedo esplode: il picchettaggio dirotta lo shopping natalizio lontano dai principali Carrefour. Finanche a Parigi, a Barcellona. L’ennesima sollevazione popolare è quella decisiva.

Il Gruppo Carrefour non ha mai reso noto quanto ci abbia perso, tuttavia si arrende. Soprattutto davanti all’ultimatum del Ministero della Sicurezza che, temendo i morti per strada, arriva a minacciare l’esproprio. Al Boedo parte la raccolta fondi per l’acquisto di metri quadri simbolici per assicurarsi e riqualificare l’isolato, prim’ancora della progettazione del nuovo stadio.

Campagna di sensibilizzazione all’acquisto di metri quadrati virtuali nel Boedo.

Dopo lungo peregrinare, il San Lorenzo torna a Boedo, per troppo tempo e mai più Terra senz’Anima.

Nota a margine

L’Anima del San Lorenzo trascende la dimensione del tempo. Se Volver a Boedo è comandamento sacro, l’ossessione laica della Butteler è la Copa Libertadores. Centosei anni dopo la proposta indecente del don Lorenzo Massa, al Nuevo Gasómetro arriva il Nacional Asunción per il ritorno della finalissima. Il pari dell’andata lascia i giochi aperti, la tensione non saprei nemmeno descriverla ed i calciatori ne risentono. Stanno giocando male, ma al minuto 35 è rigore per il Ciclón. Undici metri separano cielo e terra. Ci va un personaggio dalla vicenda umana talmente improbabile da meritare autonoma trattazione. Promesso. Cresce nella miseria buenairense: ambulante ai semafori di giorno, nottetempo prende parte ai tornei clandestini di calci di rigore. Sbagliarne uno significava star digiuni. La Storia, cominciata con la gamba di Juancito –El Gordo– sotto il tram, è nei piedi di Nestor Ezequiel Ortigoza. Al quale, da piccolo, appiccicarono un soprannome antipatico: se lo sarebbe portato appresso, ignaro della profezia. L’arbitro fischia, El Gordo Ortigoza prende la rincorsa.

Come volete che sia finita?

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Tifoso della Salernitana e del calcio. Che ama raccontare con spensieratezza.