Home Storytelling Euro 2008: dalle minacce all’arbitro Webb alla finale dalla terna tutta italiana

Euro 2008: dalle minacce all’arbitro Webb alla finale dalla terna tutta italiana

Seppur a distanza di tredici anni, vi consiglio di dare un’occhiata a questa pellicola: certamente – grazie all’introduzione della tecnologia – l’arbitraggio è cambiato, ma non sono cambiati gli uomini, i sentimenti e tutto ciò che è racchiuso nella figura dell’arbitro.

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È tempo di Europei, ci avviamo verso la fase finale della competizione – un torneo che, personalmente, mi ha sempre affascinato, anche più del mondiale stesso – con la speranza che il cammino intrapreso dalla nostra nazionale, continui a farci sognare. In questo editoriale, però , faremo un tuffo nel passato, precisamente ad Euro 2008 – competizione disputatasi in Austria e Svizzera che vide vittoriose le “furie rosse” della Spagna.

Perché parlare di Euro 2008? Il medesimo torneo, per la prima volta in assoluto, mise a nudo quella che era la vita degli arbitri – sia all’interno, sia all’esterno del terreno di giuoco – grazie ad un docufilm diretto da una regia tutta francese , una vera e propria innovazione per quei tempi.

In questa pellicola – data di uscita 10 agosto 2009 – è possibile assaporare tutte le emozioni che una terna prova, dalla partenza dall’ albergo all’arrivo – sotto un ingente impiego di forze dell’ordine – allo stadio, dal briefing pre-gara, ai riti scaramantici degli arbitri stessi – vedi Massimo Busacca, arbitro svizzero con origini siciliane, che battezzava i suoi assistenti con la bandierina, a mò di rito religioso.

In questo docufilm, i protagonisti sono gli arbitri d’èlite della Uefa ma, quelli che rubano di più la scena, sono senza dubbio Howard Webb (Inglese), Massimo Busacca (Svizzero) e Roberto Rosetti (Italiano).

Partendo proprio dal primo, possiamo subito toccare con mano quello che può essere il seguito di una decisione arbitrale, negli ultimi secondi di gioco: all’ultimo minuto di recupero, il prorompente Webb – sergente di polizia di professione – assegna un calcio di rigore ai padroni di casa, durante il match “Austria vs Polonia”. Rigore sacrosanto, anche a detta della commissione stessa – curioso il colloquio post gara tra terna ed osservatori, seduti al tavolo di un ristorante con tanto di birra ghiacciata – ma non per i polacchi, che generano un vero e proprio putiferio. Dall’allenatore che urla negli spogliatoi “English referee”, per sottolineare che un arbitro inglese, non può concedere un rigore simile al primo ministro polacco Donald Tusk, resosi protagonista di dichiarazioni tutt’altro che amichevoli – delle vere e proprie minacce di morte – nei confronti del povero Webb. Può una partita di calcio, portare a reazioni simili? Purtroppo – chi è curioso vada a dare un’occhiata alla pellicola – SI!

Shot from the movie Kill the referee

Passiamo a Massimo Busacca, un arbitro dal talento smisurato che, nel rettangolo verde, rispondeva a tono ad ogni protesta dei calciatori, facilitato anche dalla sua meticolosa conoscenza di varie lingue (italiano, francese e tedesco su tutte). Il suo sogno, era quello di dirigere la finale del torneo – Germania vs Spagna – nella sua terra natia ma, il capo commissione dell’epoca Pierluigi Collina, glielo infranse affidando il match al torinese Roberto Rosetti, designazione meritatissima, visto l’andamento avuto dallo stesso.

Massimo Busacca durante euro 2008

Ho avuto il piacere di incontrare in varie occasioni Rosetti, persona squisita, disponibile al confronto, tendente a studiare la psicologia dei calciatori in campo – conservo tutt’oggi i suoi cartellini autografati, che lui stesso mi consegnò al grand hotel Salerno, quando era designatore della Can C, durante una tre giorni che riuniva tutti i capi commissione (dalla A alla D).

Io e Roberto Rosetti, anno 2014 – presso il Grand Hotel Salerno

Durante la mia attività arbitrale, presi spunto da lui su vari aspetti, uno su tutti quello mentale. Cito alcune frasi, per rendere bene l’idea, tratte da alcuni dialoghi del docufilm: “quello che noi facciamo in campo non conta, conta quello che dicono”. Un pensiero, per chi non l’avesse capito, dedicato al collega Howard Webb, massacrato da tifosi, stampa e politici polacchi, dopo un rigore alquanto evidente. Un’altra citazione, che tanto mi è servita durante le gare , è sicuramente questa: “vedere, decidere, dimenticare”. Un chiaro ed evidente riferimento alla tanto discussa sudditanza psicologica degli arbitri, argomento più volte battuto – a convenienza – dagli amanti dei complotti.

Nelle scene in cui è protagonista, si può notare tutto ciò che ho descritto in precedenza, a dimostrazione che un arbitro di calcio, oltre che un semplice atleta, deve essere anche un gran mediatore, nei confronti dei calciatori stessi e dei suoi assistenti.

Seppur a distanza di tredici anni, vi consiglio di dare un’occhiata a questa pellicola: certamente – grazie all’introduzione della tecnologia – l’arbitraggio è cambiato, ma non sono cambiati gli uomini, i sentimenti e tutto ciò che è racchiuso nella figura dell’arbitro.

Con la speranza che – “Uccidi l’arbitro” –  resti solo ed esclusivamente il titolo di una pellicola cinematografica!!!

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- Luca D'Urso - 11 agosto 1991, Salerno - Ex arbitro di calcio a livello nazionale - Appassionato di musica rock, sport e cucina - Citazione arbitrale preferita: "Vedere, decidere, dimenticare" [Roberto Rosetti]