Home Editoriale Naufragio calcistico che allontani definitivamente la sindrome della ‘formalità da sbrigare’

Naufragio calcistico che allontani definitivamente la sindrome della ‘formalità da sbrigare’

Le criticità emerse nelle precedenti gare, contro il Sassuolo si sono manifestate in maniera impietosa. La squadra è attrezzata per raggiungere l'obiettivo di una tranquilla salvezza, ma necessita di una improcrastinabile revisione tattica e mentale. Da chiarire in fretta anche la posizione del tecnico Nicola, dopo le dure parole di De Sanctis al termine del match di ieri.

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Le parole di Morgan De Sanctis, dettate alla stampa ancora a caldo, più che un’analisi impietosa del match, sembrano già un ultimatum in via di evoluzione. Troppo brutta, al limite dell’indecenza, la Salernitana uscita bistrattata dal confronto contro il Sassuolo di Dionisi.

Un vero e proprio naufragio calcistico, sotto tutti i punti di vista: fisico, mentale, agonistico, tecnico e tattico. Davanti a ben quattromila tifosi granata, giunti in Emilia carichi di fiducia e desiderosi di riscattare l’altrettanto grave battuta d’arresto registrata in casa con il Lecce.

A lasciare perplessi è questa sorta di ottimismo illimitato che aleggia in tutti i contesti prossimi alla squadra. Il campo, già da qualche settimana ormai, lancia dei segnali inquietanti su una salvezza tutta da costruire, però la frase “bisogna restare con i piedi per terra”, più che suggerita da una preoccupata consapevolezza emersa dal terreno di gioco, sembra ancora un’oziosa esternazione di prammatica.

Il positivo e dispendioso mercato effettuato dalla proprietà, i primi importanti risultati stagionali, la prova di personalità sfoderata a Torino contro la Juventus, le aspirazioni del Presidente Iervolino – legittime ma troppo frettolose – hanno prodotto la classica sindrome della ‘formalità da sbrigare’.

E nello sport, cosi come nella vita, non può esserci un assunto di base più insidioso. Perché esso toglie ferocia e umiltà alle motivazioni, sottrae energie psicofisiche quando le difficoltà si materializzano e ti trovano sostanzialmente impreparato ad affrontarle.

La Salernitana, dopo tanto inutile chiacchiericcio a far da sfondo a scenari fin troppo visionari, sta scoprendo di essere una squadra normale, che dovrà sudare le proverbiali sette camicie per strappare un’altra partecipazione al prossimo torneo di massima serie.

Pertanto, considerando che il calendario è stato abbastanza generoso in avvio, è assolutamente necessario analizzare a fondo le suddette problematiche, prima di resettare tutto e ritrovare il sano realismo di un percorso intriso di sacrificio, fatica ed umiltà.

Per il nuovo torneo di trenta tappe che ci apprestiamo a vivere, si parte con un vantaggio esiguo sulle ultime tre compagini della graduatoria e alla pari con altre formazioni dello stesso livello.

Una seconda partenza che, però, deve essere preceduta da un confronto franco tra lo staff tecnico e l’apparato dirigenziale. Perché le esternazioni di De Sanctis, scaturite probabilmente da un’interlocuzione in itinere con la proprietà, si prestano ad una duplice interpretazione.

La versione più ottimistica farebbe propendere per una dura esortazione al gruppo squadra a modificare in fretta il copione recitato nell’ultimo periodo. La conclusione più attendibile, invece, lascia pensare che mister Nicola abbia già accumulato un deficit di fiducia.

Altrimenti mai si sarebbe udita una dichiarazione netta e dura come quella relativa alla ‘fase difensiva improbabile’. Staremo a vedere cosa accadrà nelle prossime ore.

La partita. Dieci minuti, i primi, è durata quella della Salernitana. Durante i quali gli uomini di Nicola hanno risposto all’avvio veemente del Sassuolo, sfiorando anche il gol del vantaggio.

Al primo sfilacciamento tattico di giornata, Maggiore e compagni hanno subito la marcatura di Lauriente. Troppo blanda la pressione esercitata dai centrocampisti granata sui vividi Lopez e Frattesi, che hanno gestito comodamente il pallone e i tempi di gioco, prima di pescare tra le linee l’inserimento della mezzala Thorstvedt, lasciata colpevolmente libera da un distratto Coulibaly.

Passività che ha connotato anche la posizione della linea difensiva, estremamente bassa, tendente a scappare all’indietro invece di accorciare sulla mediana e inibire gli avversari attraverso le coperture preventive.

Superiorità – di palleggio, idee e dinamismo – che il centrocampo neroverde ha espresso per gli interi novanta minuti, giovandosi anche di un lavoro collettivo completato da esterni bassi sempre nel vivo della manovra e attaccanti abili a venire incontro al pallone e ad indossare i panni di assist man.

I cinque gol e le due realizzazioni di altrettante mezzali (Thorstvedt e Harroui) illustrano perfettamente le criticità tattiche a cui è andata incontro la compagine campana.

L’impressione tratta dalle ultime esibizioni è che la Salernitana sia un mosaico troppo tecnico e ‘pesante’ per provare ad esprimere un calcio aggressivo, uomo contro uomo, per novanta e più minuti.

I difensori, non sostenuti dal filtro della linea mediana, vanno sovente in difficoltà. I centrocampisti, abituati ad offendere, faticano ad applicarsi in marcatura, a tutto campo e con continuità atletica e mentale, sui dirimpettai di giornata. Bastano una disattenzione, un’apatia, un movimento collettivo scoordinato e le distante tra i reparti vengono meno, finendo per facilitare il compito a calciatori che, giocando in A, possiedono i mezzi tecnici per punirti immediatamente.

Nulla hanno potuto i cambi di modulo operati dal mister granata nel corso della partita (3-4-1-2; 4-3-3; 4-2-3-1): la squadra è stata perennemente in affanno al cospetto della circolazione di palla veloce e qualitativa dei compatti padroni di casa, che hanno sempre avuto vita facile ad approfittare dello sfilacciamento esibito dall’Ippocampo.

Bisogna correre ai ripari, con o senza l’attuale tecnico.

La classifica, nonostante gli ultimi scivoloni, tiene ancora la Salernitana avvinghiata al principale campionato nostrano. Il parco calciatori è attrezzato per raggiungere in serenità l’obiettivo salvezza.

A patto che si prenda coscienza delle impossibilità tattiche emerse e, soprattutto, si smetta di alimentare tensioni e pressioni ipotizzando, con largo e nocivo anticipo, ambizioni troppo precoci per una squadra e una società ancora impegnate in una fase iniziale di costruzione e di crescita.

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