Home Schede Tecniche Primato e difesa arcigna, in attesa di una proposta offensiva più efficace

Primato e difesa arcigna, in attesa di una proposta offensiva più efficace

La legittima voglia di sognare non dimentichi i problemi ancora da risolvere

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Venti giorni ci separano dal santo Natale, ma lo stellone della buona sorte, che sta accompagnando felicemente il gruppo di Castori, rende poco attrattiva l’attesa dei tifosi granata per l’avvento della sacra cometa.

Sarebbe bello decretare adesso il triplice fischio del torneo, dopo poco più di un quarto di stagione. Ed invece, purtroppo, bisognerà attendere altre ventotto battaglie prima di accarezzare un sogno diventato finalmente realtà.

I grandi maestri del pensiero invitano a focalizzare l’attenzione sul momento presente, accantonando in fretta la tendenza a scrutare il futuro con il cuore colmo di speranze ed aspettative. La Salernitana occupa la vetta della classifica, dopo tanto penare nel primo quinquennio cadetto dell’era Lotito, ed allora è bello e giusto gustare fino in fondo l’ebbrezza regalata dal primo scorcio del torneo.

Conta il viaggio e non la meta, sostengono ancora i saggi, quindi non ci resta altro da fare che godere questo exploit iniziale con la spensieratezza di una comitiva che, trasportata da una civettuola auto decappottabile, si appresta a raggiungere una meta balneare a ritmo di musica latinoamericana.

Altrettanto importante, però, è riconoscere che la squadra, ancora una volta, ha fatto emergere pregi che si consolidano gradualmente, ma anche limiti che si fa fatica a nascondere.

Questo primato, tanto importante quanto inatteso, è figlio soprattutto della tenuta difensiva garantita dai difensori centrali. La feroce concentrazione esibita in queste prime dieci giornate di campionato, unita alla capacità di leggere correttamente e tempestivamente le situazioni di gioco, consente alla squadra di non smarrire mai la lucidità quando è chiamata a difendere il fortino dalle insidie portate dagli attaccanti rivali. Con tutto il rispetto per i difensori protagonisti della scorsa stagione, se la Salernitana contasse ancora sulle loro prestazioni, ben diversa sarebbe la posizione occupata in graduatoria dalla squadra.

Pertanto, appaiono ancora più evidenti i meriti di Gyomber e Mantovani, i quali sembrano già delle certezze, mentre Aya e Bogdan hanno approcciato il torneo con un’ammirevole carica agonistica e mentale. Analogo discorso per Belec, che, dopo l’inguardabile pasticcio in casa del Chievo, non ha più sbagliato una partita, risultando spesso tra i migliori in campo.

Nella gara di ieri, dopo qualche prestazione al di sotto dei suoi standard, abbiamo rivisto un Di Tacchio vecchia maniera. Tanti palloni recuperati, tempestivi raddoppi di marcature, seconde palle puntualmente rubate agli avversari, ma anche la determinazione mostrata in un paio di azioni di sfondamento con tentativo di tiro finale. Questa versione dell’ex irpino contribuisce a rendere ancora più solido il pacchetto difensivo granata. Tanta quantità pure per Dziczek, abile a bloccare gli avversari in almeno quattro situazioni di gioco significative. Il polacco però, possedendo una cifra tecnica superiore rispetto al collega di reparto, deve sicuramente ritrovare la padronanza nella distribuzione del gioco esibita la scorsa stagione; è nelle sue corde e deve al più presto tirarla fuori.

In attesa del recupero di Lombardi, i cui strappi dirompenti e qualitativi potrebbero rappresentare una freccia in più nella faretra granata, Castori deve assolutamente migliorare il rendimento degli esterni intermedi. Casasola non è fluido a sinistra, mentre Kupisz ha la gamba per percorrere la fascia ma non possiede la qualità per rappresentare un valore aggiunto in fase di rimessa e nell’uno contro uno. La sensazione è che operando da mezzala, ruolo nel quale riesce ad esprimere interessanti ed efficaci inserimenti centrali, il polacco possa rendere di più.

Il punto dolente della squadra resta la scarsa continuità della poco variegata proposta offensiva. Troppo scarno il ventaglio di soluzioni proposto da Castori. Il peso dell’attacco è limitato esclusivamente alle giocate spiazzanti ed estrose di Tutino e Anderson. L’imprevedibile coppia conserva nel cilindro calcistico il coniglio vincente da tirar fuori in qualsiasi momento, ma è davvero utopistico immaginare un futuro di torneo che continui a seminare successi grazie alle giocate estemporanee dei due e al successivo argine opposto dai difensori centrali granata agli attaccanti rivali. Ce lo auguriamo e, naturalmente, speriamo di sbagliarci, ma abbiamo visto un po’ di calcio per sapere che non funziona così.

Mentalità sparagnina che, inoltre, finisce per penalizzare lo stesso Djuric, il quale, al netto del consueto e generoso lavoro intriso di sportellate e spizzate aeree, non ha la gamba e i fondamentali tecnici per assecondare il gioco di rimessa di Castori e le intuizioni degli altri due partners offensivi.

In quest’ottica, pertanto, sarebbe il caso, in attesa del fondamentale recupero di Lombardi e degli innesti da reperire nella sessione invernale del calciomercato (4 gennaio – 1 febbraio), di provare a disegnare nuovi compiti e funzioni da mettere al servizio della versatile qualità tecnica di Cicerelli. Allo stesso tempo, non sottovalutare la fame accumulata in panchina da Gondo, uno dei migliori nel finale dello scorso torneo, e dallo stesso Giannetti, autore di una buona prova nella gara di coppa contro la Sampdoria.

Due parole, infine, sul Cittadella di Venturato. I veneti speravano di rivedere la Salernitana nella versione scolastica del ‘4-4-2’ esibita in precedenza, per poter spadroneggiare tra le linee con il trequartista e gli inserimenti delle mezzali, o sfondare sulle fasce con le sovrapposizioni dei terzini (non casuale lo schieramento del più propositivo Cassandro al posto di Ghiringhelli). Il ‘3-5-2’ di Castori, con i centrali difensivi ad uscire sulla trequarti e pronti a scalare sulle corsie esterne, il perfetto lavoro di Di Tacchio, abile a raddoppiare le marcature e a catturare i palloni sporchi a ridosso dell’area di rigore, ha rovinato i piani tattici del bravo allenatore veneto. Il quale non è riuscito a modificare in corso d’opera il copione pianificato alla vigilia, continuando in maniera ossessiva ed infruttuosa a cercare l’imbucata centrale tra le linee granata.

Qualche sterzata in più dalla fascia al centro, per sfruttare la difficoltà dei tre centrocampisti granata a scivolare orizzontalmente e a mantenersi compatti, avrebbe consentito ai veneti di creare superiorità numerica sul versante opposto con rapidi cambi di gioco. Cassandro ha sperimentato in un’occasione questa invitante opportunità, ma la promettente traccia non è stata seguita dalla compagine patavina.

La Salernitana ha ringraziato e, cinicamente, affondato il colpo risolutore quando il pari sembrava ormai la logica conclusione di un match troppo tattico per sperare di essere spettacolare.

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