Home Storie Marconcini: «L’epatite mi fermò sul più bello. Che bella squadra quella Salernitana…»

Marconcini: «L’epatite mi fermò sul più bello. Che bella squadra quella Salernitana…»

Lo scorso nove marzo ha compiuto74 anni insegnando calcio ai ragazzini del Pisa: «Rimisi in sesto Balli ad Empoli e poi lo mandai a Salerno per conquistare la serie A »

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L’arrivo di Roberto Marconcini a Salerno fu salutato con grande entusiasmo dalla piazza di Salerno. Il baffo inconfondibile, l’esperienza del vincente e le sue grandi mani erano sinonimo di vittoria. Correva l’anno 1981 e, come al solito, la Salernitana era vista come una delle favorite della serie C, salvo poi riporre i sogni nel cassetto. Marconcini, nel frattempo, aveva già vinto un campionato di serie C con la Spal e due di serie B con il Perugia. Il portiere toscano conserva ancora con orgoglio il record di imbattibilità con 829 minuti, dalla dodicesima alla diciottesima giornata del torneo 1981/82. Il record fu poi interrotto nella trasferta di Livorno, quando i granata furono sconfitti per 1-0.

E poi?

«Poi mi presi l’epatite a marzo e rimasi fuori oltre un mese. Perdemmo punti determinanti per arrivare in fondo. Io ricordo i tifosi che, dopo le partite, venivano sotto la finestra dell’ospedale e gridavano il mio nome. Ma erano in 300! Se ogni volta non mi fossi affacciato non sarebbero mai andati via. Sembravo il Papa. Momenti indimenticabili».

Però la promozione sfumò

Non so cosa sarebbe potuto succedere se fossi rimasto io a difendere la porta. Ceccarelli era il secondo ma era un giovane. Eravamo una bella squadra. Prendevamo pochi gol e avevamo il merito di far segnare tutti, non solo gli attaccanti. Quell’anno poi ci furono anche tre allenatori. Mattè riuscì a portarci al quarto posto ma non bastò».

Il record, però, resiste ancora

«Certo, ma lo divido di sicuro con la squadra. Avevamo difensori bravissimi. Ricordo che l’arbitro fermò la gara partita per farmi tributare l’applauso del pubblico. Ma noi avevamo non solo difensori straordinari ma anche un pubblico che ci seguiva sempre. Bastava girarsi dalle parti della tribuna ed il risultato era nostro».

Anche la Salernitana attuale prende pochi gol

«Vero. In serie B non è una cosa da poco. Diciamo che Castori sa organizzare bene la fase difensiva. Se facesse lo stesso con l’attacco sarebbe il massimo. Se posso fare una battuta dico che Castori è rimasto ancora a quando la vittoria contava due punti. In ogni caso non prendere gol è importante».

Torniamo a quegli anni. Nel campionato 1982/1983 si partì ancora con grandi ambizioni

«Certo, ma anche in quell’anno ci furono tanti problemi. Con Lojacono cominciammo benissimo ma poi da novembre in poi non si vinse più. Il presidente (Troisi n.d.r) lasciò ed il nuovo presidente (Scermino n.d.r) esonerò Lojacono e arrivò Perani. Fu un campionato al di sotto delle nostre possibilità».

Qualcuno dubitò anche di lei

«Si. Quando perdemmo in casa con il Pescara qualcuno mise in giro la voce che il sabato ero stato a cena con la squadra avversaria. Inutile dire che io sono stato sempre con i miei compagni ed i dirigenti. Diciamo che qualcuno tramò dall’interno. Un piccolo neo della mia esperienza con la Salernitana».

Nella sua esperienza a Salerno ha incontrato tante persone importanti che lavoravano nell’ombra

«Tante, ma ne potrei contare due in particolare: uno è Aristide Penta, una persona squisitissima che ho anche sentito di recente mentre l’altro è Giò Giò Confessore che era un massaggiatore. C’è stato un episodio che riguarda me e Giò Giò che bisogna chiarire: in pratica lui fu sostituito con un massaggiatore pisano (Mazzotta n.d.r). Girò voce che lo avessi portato io ma non è vero. Fece tutto il segretario dell’epoca che sapeva che era libero. Io gli diedi solo il numero di telefono per contattarlo. L’equivoco mi ferì abbastanza. Giò era una grande persona che sapeva fare bene il suo lavoro e mai avrei fatto una cosa del genere. Ho sempre anteposto le esigenze della società alle mie».

Lei è ancora nel mondo del calcio, visto che collabora con il settore giovanile del Pisa. Cosa insegna ai ragazzi oltre alla tecnica?

«Per fare il portiere bisogna avere predisposizione per il ruolo. Noi ci mettiamo il resto. Gli insegniamo come muoversi, le traiettorie. In ogni caso bisogna andare per gradi e non si può pretendere di costruire un Buffon in due anni. Molti non sanno aspettare. Noi diamo le dritte ma poi bisogna metterci anche del proprio A Pisa ho allenato due portieri che stanno avendo una buonissima carriera, Sepe e Provedel che sono in A».

Ed un altro che a Salerno ha lasciato un’impronta indelebile

«Daniele Balli. Lo prendemmo ad Empoli dall’Olbia. Era stato fermo un anno ed ho avuto il merito di rimetterlo in sesto e poi si è preso belle soddisfazioni. Voi a Salerno lo sapete bene».

Parliamo un poco di attualità, del Pisa e della Salernitana

«È una squadra di giovani che corre. Sono insieme da due o tre anni. La serie B è fatta di continuità. Non puoi permetterti di sbagliare. La Salernitana purtroppo non può avere il pubblico in questo momento ed è un handicap non da poco. La gente, però, può farsi sentire anche dall’esterno, per la città. Se l’ambiente e la squadra saranno uniti la Salernitana potrà lottare anche con Monza e Lecce».

Lo scorso 9 marzo ha compiuto 74 anni. A Salerno tutti lo hanno ricordato. Da quanto tempo non viene in città?

«Da tanto, però mi piacerebbe tornare a fare una bella rimpatriata con i vari Leccese, Di Fruscia e compagnia. Io sono in contatto con molti grazie alla chat che abbiamo messo in piedi tra di noi. Ogni tanto vengono fuori delle foto e la cosa mi fa molto piacere. Spero di tornare presto. Intanto auguro il meglio alla Salernitana ma anche al Pisa, sperando che centri la zona play off».

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