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It’s nae o Argentina that I mind
Nor Brazil, passin their triangles neat.
Na, it’s o Archie Gemmill’s feet streekin
A pattern on the edge o the box.

His skeely needle treaded the ba past
Three man, their legs fooled by the phantom darner.
It was a baldy-headed goblin scored the goal.
His shot, a rainbow, archer ower his name


The Nutmeg Suite – Alastair Mackie

Chi più chi meno, nella comitiva si sballano tutti. Giusto Tommy, forse: generazione problematica, quella della Scozia della gentrificazione Anni90. Capelli corti e sguardo strafottente, Mark ha smesso di drogarsi da un mese ed è tornata la voglia di sesso. Tommy sta con Lizzie: tondetta e carina, ama falsi filmare mentre gode ma gliele scassa perché dimentica i compleanni. Quella sera sono tutti al club, il Volcano: quartieraccio Partick, anfetamina ovunque se ti va bene. Il deejay sta passando Blondie quando Mark si accorge di Diane: approccio confuso, è lei che decide. Come sempre. Perfetti sconosciuti, di lì a poco saranno a letto assieme. Dall’altra parte della città, Tommy e Lizzie stanno facendo pace senza vestiti addosso. Milady ha bevuto ed ora vuol farlo guardando le sue stesse performances: Tommy mette su la cassetta ma sullo schermo parte il video di un calciatore che scarta tutti gli avversari e segna tra bandiere argentine. Apriti cielo, il porno di Lizzie può esser finito ovunque. Proprio in quell’istante, Mark raggiunge il primo orgasmo post eroina, la sensazione è incredibile: petto sudato ed occhi spalancati, i pensieri vengono fuori da soli.

Non mi sentivo così da quando Archie Gemmill ha segnato con l’Olanda nel Settantotto
Chi?

Pel di Carota spennacchiato, il fascino dell’impiegato del catasto: il destino ha sottratto Archibald Gemmill alle spire di un anonimato inevitabile quando nasci con quel fisico, con quel nome. Quel destino ha un volto e meriterebbe a parte la narrazione che gli promettiamo. Alziamoci sugli attenti nel pronunciare l’icona che a Nottingham si erge giusto accanto a Robin Hood: Ladies and Gentlemen, mister Brian Clough. Lo scova a Preston, lo inventa mezzala, lo regala al Grande Calcio. Archie fa parte della Tartan Army ai Mondiali d’Argentina ’78.

Che Storia, la Scozia del Settantotto.

Mi chiamo Ally MacLeod e sono un vincente. La Scozia vincerà la Coppa del Mondo.

Cosa diavolo sia passato nella mente del CT alla vigilia della spedizione iridata è mistero tuttora irrisolto. L’improvvido proclama, peraltro, è oro colato ai nipoti di William Wallace: ventimila Scozzesi salutano ad Hampden Park Souness e compagni in partenza per l’Argentina, subissando di fischi il messaggio d’auguri di Sua Maestà La Regina. La Scozia, ragazzi…

La squadra non è male, per carità. Greame Souness, Kenny Dalglish e Joe Jordan nel girone hanno buttato fuori l’odiato Galles. E poi, udite udite, l’Italia ha eliminato l’Inghilterra: in Argentina la fottuta Union Jack si riduce a St. Andrew’s Cross. L’esaltazione fermenta nelle budella degli Scozzesi più della birra. Unicum. Il Popolo di Scozia ci crede per davvero.

La Giunta Militare di Videla accoglie con subdola simpatia gli eterni nemici della Corona Inglese: tintinnio sinistro, le Malvinas non distano parecchio. Il sorteggio poi non è andato male: l’Arancia Meccanica, ok. Ma pure Perù ed Iran: passano le prime due. Chi, chi può fermarci? Il percorso del mondiale coprirà di ridicolo la Stampa Scozzese prima ancora dei calciatori.

I quali, nel tugurio di Sierras Altas, si lasceranno andare a qualsivoglia nefandezza, tra le quali l’alcool avrà posto di privilegio. Batosta col Perù e miserevole pareggio con l’Iran. A Londra sghignazzano.

Perù-Scozia 3-1: Cubillas su punizione sorprende Rough – Fonte: storiedicalcio.altervista.org/

La conferenza stampa che precede l’ultima gara del girone è un funerale di stato.

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Almeno è rimasto questo cane a volermi bene

La butta sul ridere MacLeod, accostando la mano ad un bastardino. Il quale si gira di scatto e quasi gli stacca un dito. La Scozia non ricordava tanta mestizia dai tempi di BraveHeart a Falkirk. All’orizzonte c’è l’Olanda, opera d’arte in calzoncini: delizia agli occhi, mannaia agli avversari. Servirebbe una vittoria con tre gol di scarto. Impossibile. Alla mezz’ora l’Olanda è già avanti: Rensenbrink. È finita, è finita per forza.

Diffidate.

Diffidate di chi viene dalle HighLands: hanno forgiato la tenacia in un passato intriso di lacrime e sangue. Finchè c’è vita, il Leone Rampante campeggia fiero la divisa blu notte finchè non giunga la fine. Prima dell’intervallo Dalglish e subito al rientro Gemmill: ribaltata di puro furore.

I quaranta minuti che mancano corrispondono all’eternità: servono due gol, sugli spalti il tripudio di bandiere argentine si mescola ai canti popolari scozzesi. Il meltin’ pot è surreale, incantesimo impossibile da compenetrare se non hai vissuto i gradoni. Undici Poeti Guerrieri ipnotizzano il pubblico portandoselo inebetito dalla propria parte: poi, d’incanto, Archibald Gemmill.

Il prato verde è un flipper impazzito, la palla schizza a casaccio: Dalglish sta facendo a botte con tre Olandesi sul fianco destro dell’attacco quando s’ode nel cielo di Mendoza un improvviso, inebriante suono di cornamuse. Un fascio di luce squarcia la scena ed investe Archie, che straccia la divisa e cinge la spalla del tartan dei Wallace. Sbucato dal nulla, cattura la sfera ed inizia la danza. Wildschut cade per primo colla faccia nell’erba e Gemmill altrove. Poi Suurbier a piede teso: il bacino di Archie si scompone, gli passa attraverso, è in area e la palla non si stacca dal sinistro. Krol è l’ultimo baluardo: tunnel. Giunto al cospetto di Jongbloed, il Tabaccaio senza guanti, il Demiurgo aveva già forgiato la Storia. Il gol più bello del Mondiale. Della Storia dei Mondiali. Della Storia di Scozia.

A brilliant individual goal, by this hard little professional, has put Scotland in Dreamland

Quel che succederà dopo non è importante. L’eliminazione non fu la prima sconfitta della Storia Scozzese, e nemmeno la più cocente.

I quattro minuti che separano il capolavoro di Gemmill dalla bordata di Rep rappresentano a tutt’oggi l’apogeo del FootBall del Popolo di Scozia. Che da sempre combatte e muore anziché fuggire e restar vivo. Almeno per un po’. A Gemmill hanno dedicato poesie, ballate, citazioni cinematografiche per le quali lo sfigato del catasto, assurto nella bolgia di Mendoza, fu reso alla Scozia imperitura Pop Star.

Ed ancora venite a raccontarci che è soltanto un gioco?

Ah, giusto per.

Il filmino di Tommy e Lizzie se l’era fregato Mark, bastardo oltre che tossico. Sostituendolo col video del gol di Archie. Convinta che fosse finito al noleggio e pertanto alla mercè dell’intera Edimburgo, Lizzie mollerà il fidanzato. Il quale, disperato, troverà riparo nell’eroina. Era l’unico pulito, morirà prima di tutti. Mark continuò ad essergli amico, ma non confesserà mai d’essersi fregato il porno. Del resto, lo aveva fatto senza una ragione. Inutile interrogarsi sulle ragioni. In una storia nonsense come questa, l’unica risposta possibile è quella del tossico.

Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

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